Per Regione e Provincia le correnti affilano le armi
La “frenata” del segretario Costa sulla candidatura di Manghi a Palazzo Allende ha lo scopo di governare le pressioni delle fazioni uscite dall’ultimo congresso
REGGIO EMILIA. Mentre si attende di conoscere chi correrà per la presidenza della Regione, nel Pd reggiano la corsa per il nuovo parlamentino regionale è già cominciata. Gli appetiti non mancano e lo sa bene il segretario provinciale del Pd, costretto in questi giorni a una “frenata” sulla candidatura di Gianmaria Manghi alla presidenza del nuovo ente di secondo grado che dovrà raccogliere l’eredità - onori e oneri - della Provincia, mandata in soffitta dal sottosegretario Graziano Delrio. Ma cosa c’entrano le due partite? Cosa c’entra la corsa per il consiglio regionale? La risposta a questa domanda è da ricercare nel clima nato al congresso che, nel novembre dello scorso anno, ha portato Andrea Costa alla segreteria provinciale.
Nonostante i tentativi - di Costa in primis - di riunificare le correnti che fino al giorno prima si erano date battaglia, queste sono ancora tutte lì. Agguerritissime e pronte a contendersi i posti disponibili per la Regione. E così, può capitare (e probabilmente è capitato) che qualcuno, di fronte alla candidatura del sindaco di Poviglio, area Renzi, per succedere a Sonia Masini, sottolinei il fatto che quella poltrona vada in qualche modo addebitata ai renziani anche quando si andrà a discutere delle candidature in regione. Due piani sovrapposti senza troppa onestà intellettuale, non foss’altro per il fatto che il nuovo incarico di presidente della Provincia è per legge a titolo gratuito, mentre quello del consigliere regionale è ancora - nonostante le recenti sforbiciate dell’ente di viale Aldo Moro - uno di quei mestieri in grado di migliorare il tuo tenore di vita.
Ma tant’è: a Reggio lo scontro è anche su questo fronte. E del resto, mentre al di là del sindaco di Poviglio, per la corsa a Palazzo Allende n on pare esserci una particolare ressa, i candidati non mancano per la Regione. E le correnti sono attivissime. Tra i renziani in corsa c’è Beppe Pagani che con Roberta Mori (area Cuperlo) si candida al secondo mandato. Entrambi però potrebbero avere chances di entrare nella nuova giunta regionale: il primo potrebbe andar bene sia a Ricchetti sia a Bonaccini, mentre per la seconda questa strada potrebbe essere più in salita. Se Pagani dovesse andare in giunta, allora i renziani reclamerebbero ugualmente un posto in Consiglio. E il candidato oggi più probabile (anche in tandem con Pagani) è l’ex sindaco di Casalgrande Andrea Rossi. Poi, tra i consiglieri uscenti, non va dimenticato Marco Barbieri (area Letta) che però sarebbe al suo terzo mandato. Un conteggio, questo, contestato dai sostenitori reggiani dell’ex premier: nell’ultima legislatura, infatti Barbieri è entrato in consiglio con un anno di ritardo, il tempo di vincere un braccio di ferro in tribunale con un’altra candidata della regione.
Minutaggi di Barbieri a parte, anche la componente che fariferimento a Enrico Letta reclamerà il proprio candidato.
Così come faranno anche le due fazioni (rimaste tali dal congresso) che fanno riferimento a Pippo Civati. La pace tra le due anime civatiane di Reggio (Giberti, Ibattici, De Lucia da una parte, Capelli, Tutino e Gandolfi dall’altra) doveva esser siglata, davanti a Civati in persona, a metà del mese scorso, quando il parlamentare avrebbe dovuto partecipare a Reggio alla festa provinciale di Sel. Quell’incontro, causa un improvviso impedimento dello stesso Civati, non c’è mai stato e la pace non s’è fatta.
massimosesena
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