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denunciati dalla questura

Due ragazzini nei guai tentano di rubare al Coin

Due ragazzini nei guai tentano di rubare al Coin

REGGIO EMILIA. Lei ha 15 anni, lui due di più: due ragazzini come tanti in vacanza, perché il ritorno a scuola è ancora lontano. Invece di continuare a divertirsi spensierati, si sono macchiati...

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REGGIO EMILIA. Lei ha 15 anni, lui due di più: due ragazzini come tanti in vacanza, perché il ritorno a scuola è ancora lontano.

Invece di continuare a divertirsi spensierati, si sono macchiati giovedì sera di una “sciocchezza” che ora gli costerà caro, visto che saranno giudicati per tentato furto aggravato dal tribunale per i minorenni.

Ma cos’è accaduto? Giovedì sera, intorno alle 19.25, dal centro commerciale Coin di via Emilia San Pietro viene segnalato al 113 che due ragazzini hanno tentato di uscire dai locali del punto-vendita con merce rubata.

I due sono stati fermati da un addetto alla vigilanza interna, sorpresi nel loro tentativo di trafugare capi di abbigliamento dal valore complessivo di 71 euro.

Come è stato ricostruito dai poliziotti intervenuti, i due minorenni sono entrati nei camerini per provare degli indumenti per poi uscirne senza la merce, avviandosi verso l’uscita.

La scena non è sfuggita all’addetto alla vigilanza che, data un’occhiata veloce ai camerini, nota per terra le placche antitaccheggio e le etichette.

Capisce subito cos’è accaduto e raggiunge i due che, vistisi scoperti, restituiscono subito un paio di pantaloncini e una camicia di un noto marchio.

Li avevano nascosti nella borsa della ragazza, ma non l’hanno fatta franca.

Accompagnati in questura, sono stati identificati (i due minorenni di 15 e 17 anni sono studenti) per poi venire denunciati per tentato furto aggravato in concorso ed affidati ai rispettivi genitori, residenti in città, (in entrambi i casi residenti con i rispettivi figli).

Ora gli atti d’indagine – per competenza – saranno inviati alla procura minorile di Bologna.

Una “bravata” che non doveva nemmeno essere pensata dai due ragazzini che ora devono dare anche molte spiegazioni ai familiari per questo “passo falso”.

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