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Ultimo tentativo per salvare il porto fluviale di Boretto

di Andrea Vaccari
Ultimo tentativo per salvare il porto fluviale di Boretto

La Regione stanzia 800mila euro per tre anni con l'obiettivo di incentivare la navigazione commerciale sul Po e tentare di rilanciare il porto di Boretto inaugurato nel 2006 (mai utilizzato da nessuno) e battere la concorrenza dei camion

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BORETTO. Ottocentomila euro per tre anni. Sono le risorse messe a disposizione dalla Regione per le aziende logistiche e fluviomarittime che trasportano le merci in Emilia-Romagna.

I contributi sono previsti dal bando approvato dalla Giunta nei giorni scorsi, in attuazione della legge regionale10/14 che punta a ridurre l’inquinamento ambientale e riequilibrare il sistema di trasporto delle merci sviluppando il trasporto ferroviario e quello lungo le vie navigabili e del mare, mediante una compensazione della differenza dei costi di trasporto su strada a vantaggio degli utenti finali. Per incentivare il trasporto fluviomarittimo è stato anche messo a bando l’affidamento della gestione del porto commerciale di Boretto, una delle infrastrutture sulle quali è possibile attivare i servizi fluviali o fluviomarittimi ma che dal 12 maggio del 2006, quando venne inaugurata, non è mai stata utilizzata.

La storia del porto borettese – conosciuto anche come Tec, terminale dell'Emilia centrale – ripercorre quella classica delle cattedrali nel deserto in quanto, a fronte di un costo di circa 17 milioni di euro, è rimasta ferma dal taglio del nastro sino a oggi, a causa di problematiche già note ben prima dell'avvallo del progetto del quale – peraltro – si parlava da decenni.

In primis, i dati dicono che nelle ultime stagioni il Po è stato navigabile nove mesi su dodici, troppo pochi per spingere un imprenditore a puntare con decisione sul trasporto via fiume. In seconda battuta c’è un problema di costi, in quanto il trasporto su gomma è ancora molto più conveniente.

Basta un esempio pratico: una chiatta che viaggia sul Po può trasportare circa 2000 tonnellate di materiale, ossia l’equivalente di 70 camion.

Per un viaggio di questo tipo basterebbero tre persone, invece che 70 autisti, settanta pieni di benzina e maggiore tempo speso. Ma la chiatta effettua l’andata a pieno carico e il ritorno vuota, e questo fa lievitare il costo di un’eventuale operazione, così come le cosiddette rotture di carico, ossia il passaggio dall’acqua alla terraferma e viceversa.

Le magre estive – eccezion fatta per quest’anno – e le “strozzature” ancora presenti lungo il fiume sono aspetti non secondari che non ne favoriscono l’utilizzo con quella continuità richiesta dai moderni trasporti. E come sempre rispunta l’idea della bacinizzazione – nei decenni scorsi ostacolata dagli ambientalisti – com’è avvenuto in altre parti d’Europa dove i commerci via acqua sono già decollati da tempo. Una soluzione, questa, che consentirebbe di trattenere acqua da riutilizzare poi nei periodi di magra e secca ma che richiederebbe un intervento imponente, difficile da progettare con l’attuale congiuntura economica e che andrebbe a modificare in parte il corso del fiume, ora a “corrente libera”. La navigazione commerciale via fiume rimane dunque una sfida ancora tutta da vincere.

«I benefici attesi con la nuova legge regionale e con questo bando – sottolinea l’assessore regionale a Mobilità e trasporti Alfredo Peri – consistono nel togliere dalle strade della Regione circa 80mila veicoli pesanti da 28 tonnellate. Sono risultati che si andranno ad aggiungere a quelli già ottenuti con la prima legge regionale del 2009 in materia di trasporto merci, che ci ha già consentito di incentivare in modo significativo il trasporto su ferro e di ridurre i consumi di energia. Si parla di risparmi di energia primaria di quasi 190 GWh, pari al consumo di circa 70mila famiglie in un anno. Il porto di Boretto? Con questo bando abbiamo proposto condizioni favorevoli; è chiaro che ci sono limiti oggettivi ma anche il mercato deve fare la sua parte. Riteniamo che ci possa essere un ampio margine di utilizzo, e auspichiamo che anche dallo Stato arrivino incentivi in questa direzione”.

Nel dettaglio entro il 30 settembre potranno presentare le domande per contributi le imprese logistiche e armatrici che trasportano merci con destinazione o origine negli scali e porti dell’Emilia-Romagna. Il bando e tutte le ulteriori informazioni sono pubblicati sul sito del Burert e sul sito E-R Mobilità.

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