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C’erano una volta angurie e meloni

C’erano una volta angurie e meloni

Piogge e malattie “trasformano” i prodotti: meno dolci, più deperibili

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REGGIO EMILIA. La qualità delle produzioni ortofrutticole non è mai uguale ogni anno e questo talvolta indipendentemente dalla volontà del produttore. La stagione di quest’anno è particolare soprattutto per le colture attualmente in fase di maturazione che se da un lato hanno beneficiato di interessanti sbalzi termici fra il giorno e la notte, preziosi per una maturazione ideale, dall’altro devono pagare lo scotto di eccessi di pioggia, in certe aree della provincia fino a 200 millimetri nel solo mese di luglio, con conseguenze negative sia sulla qualità che sulla quantità.

Qualità inferiore solo dal punto di vista della sapidità dei prodotti che eravamo abituati a percepire decisamente più dolci come nel caso dei frutti più tipici dell’estate che sono l’anguria e il melone. Pigmentazione, consistenza e profumi decisamente nella norma mentre qualche problema si evidenzia, sempre per causa dell’eccessivo assorbimento di acqua, nella conservazione. Defogliazioni precoci dei meloni, a seguito di attacchi di malattie funginee dovute alle insistenti piogge, hanno influito negativamente sull’attività vegetativa delle piante – spiega Vanni Gelosini dell’omonima azienda agricola di Rio Saliceto – ma soprattutto una piovosità eccessiva che ha comportato un anomalo assorbimento di acqua da parte delle colture.

“Di conseguenza molti prodotti quest’anno sono sicuramente meno sapidi rispetto agli standard che siano abituati ad assaporare ma non per questo non sono qualitativamente interessanti. Sicuramente meno dolci al palato e purtroppo meno conservabili nel tempo”.

D’altro canto il bello di un prodotto naturale sta proprio nel fatto che sia differente da stagione a stagione.

“ Purtroppo però la stagione di quest’anno ci sta mettendo in difficoltà – continua il produttore – oltre alla scarsa dolcezza percepita in cocomeri e meloni riscontriamo povertà di sapore anche nelle patate che stiamo raccogliendo e che sono bellissime e di dimensioni eccezionali ma non perfettamente soddisfacenti così come le zucche crepano o le susine devono essere colte e mangiate in pochi giorni.”

“Fatto 10 il valore di qualità ideale a cui i produttori ogni anno ambiscono – sostiene Gelosini - le produzioni di quest’anno possono sono comunque da 7. Il più grosso limite in effetti è solo quello della sapidità dei frutti e la loro ridotta conservabilità nel tempo mente la consistenza e le proprietà nutritive sono comunque quelle di sempre”.

D’altronde le elevati percentuali di scarto che le aziende rilevano, sovra-maturo in campo, frutti spaccati ed appunto difficoltà di conservazione, restano a carico dei produttori stessi che di fatto quest’anno saranno fortemente penalizzati nei loro bilanci aziendali.

A fronte di questa analisi oggettiva, i consumatori possono muoversi su diversi fronti. Innanzitutto aspettarsi un grado zuccherino inferiore che di fatto è quella minore sapidità dovuta alla anomala diluizione degli zuccheri da parte della pianta che ha assorbito acqua in eccesso. In secondo luogo sarà opportuno effettuare gli acquisti in modo molto frazionato e per piccole quantità proprio in considerazione della ridotta conservabilità dei prodotti che diversamente rischiano di andare sprecati. Infine, dove possibile, non si disdegni di un piccolo assaggio che dovrebbe essere uno strumento da introdurre, indipendentemente dalle annate, per permettere ai consumatori di avvicinarsi alle produzioni ortofrutticole. Per cogliere nei frutti il gusto migliore non si dimentichi l’importanza del corretto punto di maturazione sempre difficile da individuare, a maggior ragione quest’anno. Anche in campo in effetti le prime raccolte di pere sono dovute essere accelerate proprio in virtù di questa imprevista rapidità di maturazione.

Claudio Corradi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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