«Ma la Mucca Pazza non c’entra nulla»
Il direttore del Servizio di Igiene pubblica: «Non c’è alcun rischio per la popolazione»
REGGIO EMILIA. «Quello della signora deceduta al Santa Maria Nuova è quasi certamente un caso di morbo di Creuzfeldt-Jacobs nella cosiddetta forma sporadica. Non c’è nulla in questa vicenda che possa che possa in qualche modo collegare la morte della cinquantaquattrenne al consumo di carne infetta».
Chi parla è Guido Tirelli, direttore del servizio di Igiene pubblica del distretto Ausl di Reggio.
Dottor Tirelli, da cosa derivano le sue certezze?
«La certezza sulla causa della morte arriverà soltanto dall’autopsia. Detto questo, tutto il decorso della malattia, gli esami eseguiti durante la degenza della donna in ospedale danno come estremamente probabile che la signora sia morta per il morbo di Creuzfeldt-Jacobs, una patologia molto rara anche nella sua forma sporadica».
Perché esclude che si possa invece esser trattato del morbo della mucca pazza?
«Perché il caso di cui parliamo appartiene quasi certamente alla pur rara casistica della forma sporadica: i controlli sulle carni bovine, in Italia e in tutto i resto del mondo sono accuratissimi. Tanto che dal 1989 ad oggi i casi acclarati di malattia nei bovini sono stati in tutto 200 mentre le persone effettivamente colpite dal morbo della mucca pazza per aver mangiato carne infetta, in Italia, sono state due e tutte sotto i 30 anni».
E allora come può la donna aver contratto il morbo?
«Questo, probabilmente, nemmeno la autopsia potrà chiarirlo. In letteratura esistono casi di predisposione genetica, un po’ come accade per alcuni tipi di tumore. In particolare si tratta del 20-30% dei casi, mi pare però che anche le analisi già effettuate sulla donna abbiano escluso questa eventualità. E tuttavia, anche se fosse stata di natura genetica, l’eventualità che ha portato alla morte della cinquantaquattrenne, nulla avrebbe potuto evitare l’epilogo con cui oggi siamo chiamati a fare i conti. E questa è la grande differenza rispetto ai tumori: in molti casi oggi la prevenzione è fondamentale per sconfiggere i tumori, qui oggi, la prevenzione non è possibile: il contagio è possibile attraverso trapianti di organi o tessuti, ma si tratta anche in questo caso di eventualità rare. Il resto è casualità: non si è infatti ancora scoperto il motivo della degerazione della proteina che causa l’alterazione del tessuto cerebrale».
Lei è il responsabile del Servizio di igiene pubblica che normalmente si attiva quando c’è un rischio per l’incolumità pubblica. Perché deve ugualmente seguire questo caso?
«Perché tra i nostri compiti c’è anche quello di raccogliere tutti i rilievi diagnostici della vicenda e trasmetterli al sistema di rilevazione allestito al Ministero della Salute».
massimosesena
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