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«L’errore scoperto con il Dna: qualcuno insospettì la coppia»

di Tiziano Soresina
«L’errore scoperto con il Dna: qualcuno insospettì la coppia»

Il professor La Sala ipotizza una “soffiata” ospedaliera «Mi preoccupa molto il futuro dei due gemellini contesi»

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REGGIO EMILIA. «E’ sicuramente un grave errore umano che però non c’entra nulla con il dibattito politico sulla fecondazione eterologa». Il professor Giovanni Battista La Sala – direttore della Struttura ospedaliera complessa di Ostetricia e Ginecologia del Santa Maria Nuova – entra nel merito del discusso caso dei due gemellini al centro di un clamoroso scambio di embrioni nell’ospedale romano Sandro Pertini. Una vicenda che ha scosso il primario, anche perché guida un centro all’avanguardia in Italia nel delicatissimo campo della fecondazione assistita, con “numeri” di primo livello: ben 1.650 fecondazioni all’anno.

Professor La Sala, a Roma questo spaventoso errore di provetta è stato scoperto solo tre mesi dopo la fecondazione assistita tramite il test del Dna.

«E’ così, ma questo è un punto strano, solitamente durante la gravidanza non si fa il test del Dna. Per capire se il nascituro è sano e studiarne i cromosomi si effettua la miocentesi o la villocentesi. In questo caso non si sospettava neppure una malattia particolare, eppure il test del Dna è stato fatto. La mia ipotesi è che la coppia abbia avuto una “soffiata” in ambito ospedaliero e così ha scoperto che i due gemellini sono geneticamente incompatibili».

C’è chi dice che possa trattarsi di un caso “architettato” ad arte...

«Non credo, l’errore c’è effettivamente stato. Naturalmente chi è contro la fecondazione assistita ha cavalcato la tigre, sfruttando la vicenda in particolare in riferimento all’eterologa. Ora tutti parlano di quest’errore, ma non dei tantissimi bambini sani figli della fecondazione assistita».

Quest’errore era evitabile?

«Le rispondo rimarcando che al Santa Maria Nuova prendiamo cautele particolari nel laboratorio di procreazione medicalmente assistita. Per carità, con ciò non voglio dire che siamo infallibili, comunque l’attenzione è altissima. Per evitare errori di questo tipo sono previsti 6-7 passaggi di controlli in doppio. Non solo, come metodo di lavoro in laboratorio si chiede massima concentrazione, non si parla se non nelle pause per evitare fonti di distrazione. Scatta poi, già alcuni giorni prima della fecondazione, un sistema di allarme particolare nel caso vi siano casi di omonimia a livello di coppie».

Parliamo delle due coppie coinvolte in questa storia di grande sofferenza da qualsiasi parte la si guardi.

«E’ una situazione bruttissima per entrambe le coppie, principalmente per i genitori genetici. Sul versante legale c’è già una sentenza: i due gemellini a chi li ha partoriti. Spero vivamente che in ambito giudiziario la questione finisca qui, ma pare che sia già in arrivo un ricorso alla Corte Europea. Ma ciò che mi preoccupa molto è la vita quotidiana. I genitori da cui provengono gli embrioni sanno chi è la coppia con cui si sono contrapposti in questi mesi, ne conoscono i nomi, vorranno un giorno entrare in contatto con i gemellini? E sull’altro fronte che tipo di reazione psicologica avrà la coppia a cui i due gemellini sono stati affidati. E’ chiaro che li tratteranno come figli, ma peserà il sapere che non sono geneticamente i veri genitori? Saranno oltremodo protettivi, oppure più aggressivi con i due gemellini?»

Una soluzione ragionevole potrebbe essere trovare un punto d’accordo, di contatto fra le due famiglie?

«C’è grande tensione, aspetti non facili da digerire nè da gestire, non credo vi siano le premesse per una sorta di gentlemen’s agreement».

Intanto si è incagliato il decreto legge sulla fecondazione eterologa. Cosa sta accadendo?

«Guardi, in Italia si potrebbe già procedere con la fecondazione eterologa, come dice chiaramente una sentenza della Corte Costituzionale. Ciò che manca sono le linee-guida e per velocizzare il tutto le dovrebbe stilare il Ministero della Salute, con tempi sicuramente più rapidi rispetto ad una legge. La Regione Toscana ha già emanato le linee guida e se non arriveranno a livello nazionale, mi auguro che anche la nostra Regione le indichi, perché ritengo che sia un dovere civile mettere al Santa Maria Nuova di Reggio il programma di fecondazione eterologa: la sentenza costituzionale lo permette e siamo un centro di sanità pubblica».

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