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A Reggio 50 coppie in lista d’attesa per l’eterologa

di Massimo Sesena
A Reggio 50 coppie in lista d’attesa per l’eterologa

Ma la Regione Emilia Romagna non seguirà la Toscana, senza le linee-guida

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REGGIO EMILIA. Sono una cinquantina. E probabilmente sono disposte a tutto, pur di avere un loro figlio. Sono le coppie reggiane che stanno cercando di entrare nella lista d’attesa - invero, oggi molto virtuale - per un ciclo di fecondazione eterologa.

Fin dalla scorsa primavera, quando di fatto la Corte Costituzionale ha riconosciuto loro questo diritto, queste coppie si sono messe alla ricerca, vagheggiando per la prima volta la possibilità di non doversi spostare fino in capo al mondo. In questi tante coppie l’hanno fatto, scegliendo mete all’estero e sobbarcandosi spese decisamente fuori dall’ordinario. Ora, la prospettiva che la procreazione medicalmente assistita venga inserita definitivamente nei Lea, l’acronimo italiano che sta per livelli essenziali di assistenza, ovvero tutta la gamma delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale, è decisamente più concreta e la sentenza della Consulta che ha dato un’altra picconata alla Legge 40 ha aperto una nuova prospettiva.

In linea teorica, quantomeno: perché a differenza della fuga in avanti del governatore della Toscana, Enrico Rossi, in Emilia Romagna non pare esserci nessuno disposto ad anticipare le linee guida.

Devono arrivare dal ministero, ma il ministero, anziché emanare un decreto che avrebbe poi aiutato le regioni a colmare il vuoto normativo - o quantomeno interpretativo - della Legge 40 così come modificata dal pronunciamento della consulta.

«In linea di principio - diceva ieri il direttore del centro di procreazione assistita del Santa Maria Nuova, Giovanni Battista La Sala - capisco la cautela della Regione, ma il problema di dare risposte a un diritto sancito da quella sentenza resta. E anche nella nostra realtà, cominciano a essere tante le coppie che attendono di conoscere se possono accedere a una struttura pubblica o se dovranno andare altrove». E aggiunge: «Se resteremo a lungo senza risposte, l’esodo ci sarà». E la destinazione delle strutture pubbliche toscane sembra oggi la più probabile: «Allo stesso modo - dice - non so cosa faranno i centri privati della nostra regione».

In Emilia Romagna sono in tutto cinque i centri privati abilitati alle tecniche di procreazione assistita sono cinque, di cui uno a Reggio, il Centro Palmer che però (vedi articolo qui a fianco) è deciso ad attendere le linee guida del ministero.

Ora la palla è quindi al Parlamento e questo non è un buon segnale: un decreto del governo avrebbe infatti dato una risposta immediata alle tante coppie in attesa di poter accedere a un ciclo (che oltretutto potrebbe non essere sufficiente) di procreazione eterologa. Ma perché è così importante questa particolare forma di procreazione? «Perché - spiega La Sala - comincia ad assumere dimensioni importanti il numero delle coppie sterili. E parliamo soprattutto di donne, tra i trentacinque e i quarant’anni. Sono loro infatti la parte della coppia per cui la fecondazione eterologa è oggi l’unica strada. Per l’uomo, infatti, il discorso è diverso: le terapie contro la sterilità maschile, negli ultimi anni, hanno dato ottimi risultati, riducendo di molto la percentuale dei maschi che non possono avere figli. Non così per le donne, purtroppo, con tutti i risvolti di natura psicologica che questo comporta». Ora, con il dibattito che si aprirà in parlamento, è possibile che si assommino tante e diverse proposte di legge, con un importante allungamento dei tempi. E questo - come preconizzato dal dottor La Sala - aprirà inevitabilmente la via all’esodo. Verso la Toscana, ma anche altrove, perché al di là della determinazione mostrata in queste ore dal presidente Enrico Rossi (in scadenza alla prossima primavera e quindi, potenzialmente già in campagna elettorale). E altrove significa all’estero, dove tante coppie anche reggiane, neggli anni scorsi hanno già fatto tappa. Viaggi della speranza che spesso si risolvono con autentici bagni di sangue dal punto di vista economico. In Toscana - ha già anticipato Enrico Rossi - il ticket per un ciclo di procreazione eterologa costerà 500 euro. Ma chi sarà inserito nelle liste? Con quali criteri? La regione Toscana darà precedenza ai propri concittadini? Domande che non fanno altro che aumentare l’appeal dei centri all’estero. Dove un ciclo di quella terapia costa dai 10mila euro della Spagna, a 4–5mila euro di altri paesi come la Grecia, la Moldavia o l’Ucraina.

massimosesena

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