«Amneris, una sfida vinta e una grande soddisfazione»
Sonia Ganassi fa il pieno di consensi al termine dell’“Aida” allo Sferisterio
REGGIO EMILIA. «Fantastica», «insuperabile»: sono due degli aggettivi utilizzati dai giornali per definire la prova di Sonia Ganassi, nel ruolo di Amneris nell’“Aida”, regia di Francesco Micheli, in scena allo Sferisterio di Macerata. Oltre ai critici, tutti entusiasti, anche il pubblico ha riservato sempre per lei l’applauso più convinto e pieno.
«Sono un po’ stanca, ma molto soddisfatta – ha detto al termine dell’ultima recita – Amneris è un personaggio che ho scoperto di amare moltissimo, per la qualità della musica e lo spessore interpretativo che richiede. A me è sempre piaciuto andare fino in fondo, approfondire le caratteristiche della parte al di là delle note per qualsiasi ruolo, a maggior ragione per uno come questo. Quindi in palcoscenico non mi risparmio, cerco di dare tutta me stessa e la gente lo coglie. In ogni caso ci sono serate uniche, come lo è stata l’ultima recita, in cui tutto funziona e finisce con un suggello speciale. Infatti mentre il laptop lentamente si chiude (le scenografia era costituita da un enorme pc portatile aperto, all’interno del quale si è svolta tutta l’azione, ispirata da una rilettura del libro dei morti), esso sembra schiacciare Aida e Radames che si trovano all’interno. Io quasi nell’ombra, devo posizionarmi sopra sul bordo del coperchio e in quella posizione devo invocare per loro la Pace di Iside. E così ho alzato lo sguardo e ho visto nel cielo una magica luna che mi ha fatto emozionare tantissimo».
Alla fine nel suo camerino sono arrivati, non solo dei melomani, ma anche addetti ai lavori e blasonati cantanti come il basso Andrea Concetti (che sarà protagonista come Leporello nel “Don Giovanni” nella prossima stagione al Valli) ammirato dalla qualità della sua interpretazione. Un successo cresciuto, recita dopo recita, che alla fine può definirsi un autentico trionfo personale in un ruolo limite, con una tessitura “estrema” per la sua voce dalle solidi origini belcantiste.
Forse proprio per questa formazione, il ruolo della regina ferita perché innamorata non corrisposta che è anche una donna disposta a tutto per raggiungere il suo obiettivo, ha avuto da lei una lettura piena, attenta, partendo dal rispetto per la musica per poi mettere il più possibile in rilievo gli aspetti di forza e debolezza del carattere. E così questo personaggio verdiano del tutto acquisito, con la prova superba di Macerata, costituisce certo un ulteriore punto fermo della sua grande carriera.
Quello che ha stupito, dal punto di vista tecnico, la facilità con cui scendeva per pennellare le note poste nel registro basso, tipiche di un mezzosoprano drammatico che non facevano parte del suo bagaglio vocale: situazioni cercate e divenute “sue” perché lavorate con intelligenza e profondità senza pari.
«È stata una sorpresa anche per me essere riuscita a “trovare” queste note – ha detto – e a dare loro l’appoggio giusto, legandole in equilibrio con le altre del registro centrale e acuto». In questi giorni ha anche preso parte, accanto a Lella Costa e Francesco Micheli, a un concerto dedicato ad Anita Cequetti, uno dei soprani più grandi della storia; lo ha fatto cantando insieme a Maria Pia Piscitelli, il duetto Norma-Adalgisa e l’aria di Santuzza “Voi lo sapete o mamma” dalla Cavalleria Rusticana. «Se in un prossimo futuro ci sarà l’occasione, mi piacerebbe affrontare anche questo personaggio», dice. Un altro ruolo che le permetterà di esprimere le sue straordinarie qualità di cantante e di attrice.
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