«Le serre hanno salvato la nostra anguria»
I produttori reggiani non ci stanno: «Il 90% del nostro prodotto anche quest’anno è di qualità»
IA. I coltivatori di cocomeri dell’Associazione Produttori Anguria Reggiana non ci stanno a vedere accomunato il loro prodotto, altamente specializzato, ad altri prodotti agricoli che quest’anno stanno pagando le conseguenze di un’annata particolarmente anomala dal punto di vista della piovosità. «E’ proprio in annate difficili – puntualizza Ivan Bartoli presidente dell’associazione – che il nostro prodotto ha sempre fatto la differenza, dal punto di vista qualitativo, rispetto a quello di altre zone e la situazione di quest’anno ne è la conferma». D’altro canto se da un lato le annate non possono essere tutte uguali dall’altro il consumatore ha l’esigenza di trovare una qualità il più possibile costante ed è per questo che l’associazione da anni si è specializzata nella produzione di angurie in coltura protetta che è una particolarità tutta reggiana. «Nella nostra associazione – spiega Bartoli – solo il 10% della produzione viene coltivata a pieno campo mentre la restante parte, di oltre 300 ettari per una produzione complessiva di 150mila quintali di cocomeri l’anno, viene coltivata sotto serra o con la tecnica della pacciamatura totale». Tecniche agronomiche che permettono di gestire la meglio le anomalie climatiche legate alla piovosità eccessiva e che a Novellara sono state affinate con anni di esperienza fino ad arrivare oggi a contraddistinguere questa produzione tipica reggiana che di fatto non si limita a subire gli effetti del clima ma è in grado di controllarli e gestirli al meglio con una professionalità non certo improvvisata. «Paradossalmente – sostiene Bartoli, la qualità delle nostre angurie è stata migliore quest’anno rispetto a quella del 2013 quando una primavera più avversa ci aveva creato maggiori difficoltà anche rispetto alle piogge eccessive di questa fine di luglio. Il grado zuccherino delle angurie in coltura protetta – aggiunge il presidente- è quest’anno pienamente soddisfacente ed ha raggiunto anche i 14,35 gradi brix che sono più elevati di quelli della passata stagione». Ovviamente, spiega l’esperto produttore, i costi di produzione sono esattamente il doppio rispetto a quelli della coltura a pieno campo e di conseguenza i ricavi per noi non possono scendere al di sotto dei 40 centesimi al chilo.
Claudio Corradi
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