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Museo contadino, un passo avanti dopo 17 anni

Museo contadino, un passo avanti dopo 17 anni

Novellara: tutto il materiale raccolto ancora in attesa di una collocazione all’interno della Rocca

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NOVELLARA. Dopo il significativo, anche se tardivo, riconoscimento ufficiale da parte della precedente amministrazione comunale all’iniziativa dell’Auser per il riallestimento del Museo della Cultura e del Lavoro Contadino, la nuova amministrazione ha riconfermato la volontà di proseguire in questo senso.

Non c’è ancora un piano definito, ma tutto fa pensare che si procederà speditamente, anche perché è un progetto che richiede molto volontariato ma una spesa relativamente contenuta. Per il recupero della ricca dotazione museale, dopo 17 anni di totale incuria, è già all'opera una nutrita e motivata squadra di volontari dell'Auser, che sta anche raccogliendo nuove e significative donazioni.

Per quanto riguardo la location, è fuori discussione la riconferma del quattrocentesco sotterraneo dell'ala nord della Rocca gonzaghesca, che si conferma come sede, oltre che del Municipio, di un complesso espositivo di prim’ordine, comprendente il Museo della civiltà contadina, il Museo Gonzaga, l’acetaia comunale, le mostre permanenti di Vivaldo Poli e di Augusto Daolio, oltre all’archivio Gonzaga, al teatro d’opera ottocentesco e alla biblioteca comunale.

Alcuni anni dopo il terremoto del 1996, che aveva determinato la chiusura del museo, un privato è stato autorizzato a realizzare nel sotterraneo dell’ala nord un ristorante.

Fortunatamente, dal punto di vista degli amici del museo, i lavori appena iniziati sono stati subito interrotti per sopravvenute difficoltà dell’impresa interessata. Per la nuova risistemazione del museo l’orientamento prevalente sembra essere quello di procedere ad interventi poco costosi di risanamento e di contenimento dell’umidità, senza apportare modifiche alla struttura originaria, di per se già straordinariamente suggestiva.

La singolare avventura di questa esposizione permanente è cominciata nella prima metà degli anni ’70, negli anni in cui anche Cesare Zavattini si era fatto paladino dei musei delle “culture subalterne”, per iniziativa di un professore di buona volontà della scuola media locale, con l'autorizzazione del preside, il consenso dei genitori dei ragazzi di una classe terza e la disponibilità di due autisti di scuolabus.

In un primo tempo, battendo sistematicamente quasi tutte le case coloniche del contado, solaio per solaio, cantina per cantina, barchessa per barchessa, la pattuglia dei pionieri raccolse una buona quantità di materiali per un primo allestimento in Rocca. In poco tempo la dotazione fu ampiamente arricchita da una lunga serie di donazioni di cittadini, novellaresi e non. Nei curatori dell’iniziativa non c'era, e non c'è tuttora, alcuna anacronistica nostalgia per un passato impregnato di fatica, miseria e fame; nessuna intenzione di presentare in chiave folkloristica una condizione fatta di umiliazioni e sfruttamento. C’era invece, l’intento di raccogliere e salvare i segni tangibili di un mondo finito appena ieri, prima che tutto vada irrimediabilmente perduto. Con l’ambizione di mettere a disposizione della comunità uno strumento di lettura del proprio passato.

Vittorio Ariosi

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