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Pioli trasformò in un’opera d’arte la chitarra elettrica italiana

Ha trasformato la chitarra elettrica italiana in un’opera d’arte pop e i suoi lavori sono ancora oggi in giro per il mondo e vengono contesi da collezionisti e musicisti. Lui è Antonio “Wandrè” Pioli,...

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Ha trasformato la chitarra elettrica italiana in un’opera d’arte pop e i suoi lavori sono ancora oggi in giro per il mondo e vengono contesi da collezionisti e musicisti. Lui è Antonio “Wandrè” Pioli, nato a Cavriago il 6 giugno 1926 e morto il 15 agosto 2004. Considerato il liutaio più rivoluzionario del secolo scorso, è entrato nella resistenza già a 16 anni, è stato tra i costruttori del cinema teatro nuovo, membro di “Pari e Dispari”, circolo culturale e artistico di Cavriago, ha aderito al movimento Fluxus ed è stato talmente eccezionale da attirare in paese, nella sua casa museo, artisti di fama mondiali. Il suo estro era sotto gli occhi di tutti, a Cavriago e in giro per il globo. Realizzò la prima chitarra a 13 anni, poi dal ’57 al ’68 diede vita a vere e proprie opere artistiche che sovvertivano le regole classiche liutarie e uscivano da una fabbrica rotonda, ancora visibile in via Repubblica. Anche se all’anagrafe si chiamava Antonio, per tutti era semplicemente Wandrè. Un nome che si portava dietro sin da bambino. Sin da quando il padre liutaio, da cui aveva ereditato la passione, lo invitava a spostarsi per non intralciare il lavoro. Pare gli dicesse: «Vai indietro». In dialetto, appunto, “va’ndrè”. Ecco che quel nome gli rimase per sempre.

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