Gazzetta di Reggio

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Aveva proiettili da guerra in casa

Bagnolo: imprenditore-collezionista arrestato per 16 munizioni proibite

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BAGNOLO. Aveva in casa sedici munizioni da guerra. La cui detenzione, secondo quanto stabilisce la legge, è proibita. Per questo, la polizia ha arrestato l’imprenditore 70enne C.B. di Bagnolo, disponendo per lui gli arresti domiciliari.

I controlli degli agenti sono scattati nell’ambito delle normali attività di accertamento nelle abitazioni di chi è titolare di licenze per detenzione e porto di armi. L’obiettivo è la verifica della regolare custodia delle armi secondo quanto prevedono le prescrizioni di legge, nonché del numero e del tipo di armi posseduto rispetto a quanto denunciato ufficialmente.

Lunedì, per questo, il personale della divisione di polizia amministrativa e sociale della questura ha bussato alla porta dell’imprenditore di Bagnolo. Dove ha però riscontrato che tra le armi in possesso dell’imprenditore c’erano anche 16 proiettili calibro 9X19.

Secondo quanto accertato dagli agenti, rientrano nella categoria “munizionamento da guerra”, in cui la legge fa ricadere «le cartucce, i proiettili, le bombe, la polvere, le capsule ed ogni altra materia destinata al caricamento delle armi da sparo belliche, o comunque ad impiego bellico».

Munizioni, cioè, che la norma vieta di detenere nelle abitazioni dei privati.

L’imprenditore in questione, grande appassionato e collezionista di armi, se per gli altri tipi di armi e munizioni trovati in suo possesso non ha avuto problemi, alla luce degli accertamenti della polizia di Reggio Emilia si è però trovato in una situazione di irregolarità per quei 16 proiettili.

E in questi casi, è previsto l’arresto.

Per questo, dopo le formalità di rito, per l’uomo è scattato l’arresto ai domiciliari, per la contestazione del reato previsto dall’articolo 2 della Legge 895/1967 che regola la detenzione di munizionamento tipo guerra.

Si attende la decisione del giudice Antonella Pini Bentivoglio, dopo che ieri si è tenuta l’udienza di convalida. L’uomo era rappresentato dall’avvocatessa Silvia Gentile del Foro di Bologna, esperta nella tutela del diritto dei cittadini al possesso legale di armi.

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