Portava i contanti alla cricca: arrestato
In manette Salvatore Lauria, 32enne napoletano: per l’accusa, avrebbe emesso fatture false per 850 mila euro
REGGIO EMILIA. Era a capo di una società in grado di emettere fatture false per un ammontare di 850mila euro verso imprese compiacenti che riuscivano così a frodare il fisco. Per questi motivi Salvatore Lauria 32enne residente a Napoli e meglio conosciuto con il soprannome di "Sasà", è stato arrestato dopo ulteriori indagini compiute dalla Guarda di finanza di Reggio all'interno dell'inchiesta Octopus, culminata lo scorso giugno con 41 denunce e 11 arresti eccellenti (sei in carcere, cinque ai domiciliari e uno con divieto di dimora) per reati legati a una maxi frode fiscale quantificata in 33 milioni di euro. Tra gli arrestati c'erano il volto televisivo Marco Gibertini, l'imprenditore Mirco Salsi e il costruttore cutrese Antonio Silipo.
Il Nucleo di polizia Tributaria della Finanza di Reggio Emilia coordinato dal sostituto procuratore Valentina Salvi, ha approfondito gli elementi acquisiti nel corso degli interrogatori di garanzia effettuati nei confronti degli indagati. Le nuove indagini hanno portato all'identificazione di Lauria - arrestato martedì scorso - amministratore di fatto della società Top Company srl con sede a Napoli. Attraverso l’impresa veicolo l’uomo ha emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 850.000 euro nei confronti delle società riconducibili ad altri due arrestati nell’inchiesta: Marco Castaldi e Piersandro Pregliasco. Questi effettuavano il pagamento delle false fatture attraverso bonifici bancari, la cui provvista veniva poi restituita in contanti da “Sasà”, soprannome che compare nelle intercettazioni effettuate dalla finanza . Castaldi e Pregliasco, utilizzavano il contante così ricevuto, ad oggi quantificato in euro 360.000, per analoghe operazione con la Levante srl società con sede a Reggio Emilia.
Il nuovo arresto è un segno evidente che l’inchiesta non è ancora terminata. Gli investigatori stanno infatti seguendo la scia di soldi e fatture false che hanno generato introiti illeciti per società anche al di fuori dell’Emilia-Romagna. A suffragare la tesi dell’accusa sono state anche le prime ammissioni da parte degli indagati sentiti dal pm Salvi. Tra questi c’è Omar Costi, imprenditore della telefonia di Reggio finito in manette nell’inchiesta assieme all’amico giornalista Marco Gibertini. Costi - che era stato arrestato in carcere a Piacenza e difeso dagli avvocati Liborio Cataliotti e Costantino Diana - ha collaborato offrendo spunti e spiegazioni per chiarire i meccanismi che hanno portato al giro d’affari costato un danno milionario allo Stato. Lo stesso Gibertini, ora ai domiciliari, è un anello centrale all’interno del sistema che, tramite le fatture, permetteva alle aziende destinatarie di incamerare un extra profitto.
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