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Uniti nell’impegno della lotta alla mafia

Uniti nell’impegno della lotta alla mafia

Rubiera, il sindaco Cavallaro ha incontrato Iganzio Cutrò “testimone di giustizia” sotto protezione con la sua famiglia

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RUBIERA. Un gemellaggio estemporaneo, fra antimafia, legalità e solidarietà. Lo ha “sancito” in Sicilia il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, incontrando Ignazio Cutrò, testimone di giustizia che da anni vive sotto protezione per le sue denunce contro il racket e per il suo impegno attivo, come presidente dell’associazione nazionale testimoni di giustizia.

Cavallaro si trova in vacanza in Sicilia, ospitato dalla famiglia della moglie. Domenica scorsa ha approfittato della vicinanza per vedersi con Cutrò, concluso da un simbolico scambio di magliette. Da un lato una dedicata a Rubiera, dall’altro una delle campagne antimafia sostenute da Cutrò, che recita “Se non chiedi aiuto nessuno ti può aiutare”.

«Ho toccato con mano cosa vuol dire “vivere sotto protezione”. E il verbo “vivere” è la parte più difficile», racconta il sindaco Cavallaro.

A differenza di tanti altri, Ignazio Cutrò , infatti, ha scelto di non andarsene dal suo paese verso una località protetta o segreta, che avrebbe comportato, quindi, la conseguenza di “scomparire” per sempre, ma di rimanere lì, a casa sua, davanti a tutti.

«Lui e la sua meravigliosa famiglia fanno una vita durissima, sotto protezione e in trincea quotidiana. Non possono muoversi senza scorta. E nonostante tutto, Ignazio ti accoglie con una simpatia e una ospitalità incredibili» – spiega il primo cittadino rubierese, che ha raggiunto l’imprenditore a Bivona, in provincia di Agrigento, passando un pomeriggio con la famiglia Cutrò, per portare la solidarietà sua personale e dei rubieresi.

Lo scambio di magliette ha concluso con un sorriso l’incontro. «Era un modo per mostrare vicinanza, mi ha impressionato il modo in cui sono costretti a vivere, sotto continua sorveglianza da parte dei carabinieri, spero che non venga abbandonato, né dallo Stato né dagli abitanti, è un esempio importante, ammirevole» – continua Cavallaro.

Ignazio Cutrò è un imprenditore 47enne che oggi si trova sotto protezione per aver denunciato pubblicamente i suoi estorsori, dopo tanti attentati e minacce contro la sua impresa edile. Nel 2006 diventa testimone di giustizia, e grazie al suo contributo nasce l’operazione Face Off, seguita dalla procura antimafia di Palermo, che ha portato all’arresto dei fratelli Luigi, Marcello e Maurizio Panepinto e a condanne pesanti, arrivate nel 2011 per associazione di stampo mafioso.

La scelta di collaborare ha comportato però enormi difficoltà per Cutrò. Oltre al rischio per la vita sua e della sua famiglia, improvvisamente il 47enne non riceve più commesse e deve cessare la propria attività. Nel frattempo si è impegnato attivamente nella campagna antimafia, diventando uno dei simboli siciliani di questo impegno civile e battendosi per una legge che permette ai testimoni di giustizia di essere assunti nella pubblica amministrazione.

Adriano Arati

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