Montipò a ferragosto davanti al cantiere: «Vedrete che bello»
L’imprenditore si gusta un gelato a pochi passi dai lavori «Finalmente vedo la luce, dopo tanto penare»
REGGIO EMILIA. Il braccio della gru che sgretola a poco a poco un altro pezzo di muro. Una scena ormai vista e rivista mille volte in questi giorni di ferragosto. Dopo i primi colpi, sferrati la mattina di giovedì davanti a centinaia di persone, la routine di questa demolizione storica del vecchio Palazzo delle Poste rischia di perdere a poco a poco il suo fascino. Forse per noi che la raccontiamo da giorni, forse per gli "umarein" del primo turno, quelli che possono dire "io c'ero al primo colpo di benna". Ma non per gli altri che anche ieri, nel pomeriggio, incuranti di una pioggia debole ma ugualmente sgradita stavano ritti in piedi in via Battaglione Toscano o in via Sessi. E quel cantiere-spettacolo non perde il suo fascino nemmeno per quell'uomo seduto al tavolino della gelateria che resiste a due passi dal cantiere. Polo blu e foulard di seta giallo e l'immancabile toscano tra le dita, Fulvio Montipò ha passato il suo pomeriggio di Ferragosto così: seduto a quel tavolino della gelateria, con la nipotina tra le braccia, un gelato al cioccolato da mangiare con lei e - davanti agli occhi - un mucchio di macerie, di vecchi palazzi smangiucchiati da potenti bracci meccanici. A immaginare quel che verrà dopo c'è lui, una bambina e il loro gelato al cioccolato.
Lo saluto, ci riconosciamo. Oppure la sua è soltanto cordialità, non lo saprò mai: si alza dalla seggiola, mi viene incontro e mi stringe la mano come si fa con un vecchio amico. Per rompere ulteriormente il ghiaccio gli confesso il mio stupore nel vederlo lì, il pomeriggio di Ferragosto…
«Già - dice - come un umarein». E scoppia a ridere.
In realtà, questo Montipò in cui ci imbattiamo a Ferragosto, dell'umarein classico, ovvero del pensionato ipercritico che si piazza in riva a ogni cantiere armato di chili di scetticismo, non ha nulla.
Anche perché quella che ha davanti è la sala travaglio della sua creatura. E che abbia invece l'entusiasmo del futuro padre lo dice il modo cui descrive ciò che vede: «Finalmente - dice - dopo tanto penare, comincio a vedere quel progetto in cui ho sempre creduto».
Gli brillano gli occhi mentre dice questo e mentre descrive i lavori sembra davvero sentirlo parlare di un figlio: «Sarà stupendo, vedrete… quando sarà finito, vedrete…» .
Gli riferiamo di chi, assistendo, ai primi passi della demolizione abbia obiettato come forse sarebbe stato auspicabile un metodo più veloce. Ma lui, quasi da capocantiere, ribatte: «Sarebbe stato impossibile: non potevamo demolire il palazzo senza pensare agli altri immobili attigui. Tant'è che adesso si dovrà proseguire a mano. Ma li vede questi palazzi? - dice indicando uno degli stabili risparmiati dalle ruspe e tuttavia scoperto su un lato dagli scavi su via Don Andreoli - abbiamo trovato dei muri senza un pezzo di ferro dentro: non so come facessero a stare in piedi. No, non possiamo assolutamente permetterci di sbagliare». La nipotina esce dalla gelateria con una coppetta di gelato al cioccolato. «E questa? - sorride nonno Fulvio - è tutta per me? Mi aiuti tu, vero?».
Comincia a piovere più forte, ma Montipò, la nipotina e il gelato non fanno una piega. E se la bambina e il gelato me li spiego, per quanto riguarda lui devo prendere atto del fatto di trovarmi davanti un sognatore.
Gli chiedo: ma cos'è che l'ha portata qua, oggi, signor Montipò? La paura che qualcosa non vada per il verso giusto?
«No guardi - dice sorridendo - è solo passione. Quella che metto nelle cose in cui credo. Per quest'idea lei non sa quanto io abbia lottato. E adesso comincio a vedere la luce».
Certo, vien da pensare, Montipò se lo può permettere, il suo gruppo industriale non gli sta dando certo problemi: la semestrale approvata qualche giorno fa ha fatto registrare per l'Interpump di Sant'Ilario una crescita del 30% dell'utile e tutti gli altri parametri da record. «E vedrà - dice - che anche il 2014 finirà con cifre record».
massimosesena
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