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Narcisa Pachera, prima tra i “madonnari”

di Martina Riccò
Narcisa Pachera, prima tra i “madonnari”

L’artista di Fabbrico ha vinto il 42esimo concorso della Fiera delle Grazie di Curtatone (Mantova)

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FABBRICO. Quella dei “madonnari” è un’arte particolare, basata sull’eternità del soggetto religioso e, allo stesso tempo, sulla caducità delle cose e dell’uomo. Lo sa bene Narcisa Pachera – restauratrice, pittrice e decoratrice di Fabbrico – che il giorno di Ferragosto ha vinto il 42esimo incontro nazionale dei madonnari, svoltosi come sempre durante la Fiera delle Grazie di Curtatone (Mantova).

Ogni anno gli artisti si riuniscono sul sagrato del santuario della Beata Vergine delle Grazie e, dalle 18 del 14 agosto alle 18 del 15, dipingono in terra la loro opera. Il concorso prevede tre categorie di gara: madonnari semplici, madonnari qualificati e maestri. Il solo modo per venire promossi da una categoria all’altra è quello di aggiudicarsi il primo posto. Di tappa in tappa, Narcisa Pachera è riuscita ad arrivare al gradino più alto e, da venerdì, è maestra madonnara.

«Sono davvero contenta di aver vinto – commenta l’artista – perché quest’anno la qualità delle opere era molto alta. Non è per arrivare primi che i madonnari partecipano al concorso delle Grazie, però: siamo presi da una febbre che ogni anno torna a infiammarci e ci spinge a partecipare. La gioia più grande arriva dalla gente che si ferma a guardarti mentre lavori e ti fa i complimenti». Ma gli apprezzamenti non sono arrivati a Narcisa solo dal pubblico: l’opera da lei realizzata nel 2002, per esempio, aveva a tal punto colpito i membri della giuria, da far decidere loro di introdurre una nuova categoria di gara, quella della creatività. «Sono stata la prima ad affrontare il tema religioso reinterpretandolo alla luce dei fatti di attualità», spiega la madonnara. Nel 2002 il suo Cristo si stagliava su i disordini del medioriente, da cui era stato partorito l’attacco alle Torri Gemelle dell’anno precedente. Nel 2010 aveva disegnato una bambina in ginocchio mentre recitava una preghiera per il suo papà, militare italiano di stanza in Iraq. Quest’anno, invece, la sua opera si è ispirata alla guerra di Gaza: Cristo guarda, sconsolato, un militare israeliano che punta il dito contro un ragazzo palestinese.

«Non ho disegnato scene cruente e non si vede sangue – spiega Narcisa – ma quel dito puntato esprime tutta la natura selvaggia dell’uomo, che è abituato a schiacciare i più deboli con la forza». E, a questa abitudine, si oppone in fondo tutta l’arte madonnara: «Noi dipingiamo per terra sapendo che la nostra opera non durerà, e che basterà un temporale per cancellare il nostro disegno. Ma in fondo è questo il bello, il fascino sta nell’effimero».

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