Gazzetta di Reggio

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«Il contromano in bici? Funziona in tutta Europa»

Andrea Montanari
«Il contromano in bici? Funziona in tutta Europa»

Il deputato del Pd Paolo Gandolfi dopo la bocciatura della norma alla Camera: «Un blitz dettato dal pregiudizio e dalla paura, ma alla fine la spunteremo»

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REGGIO EMILIA. «Un emendamento fatto a sensazione, non ragionato, ispirato a chiacchiere da bar».

Non usa mezzi termini Paolo Gandolfi, deputato del Partito democratico ed ex assessore alla mobilità del comune di Reggio, nel descrivere la bocciatura, avvenuta nei giorni scorsi, della norma che prevede la possibilità per le biciclette di viaggiare contromano nelle strade cittadine.

TERMINOLOGIA. «Per essere più precisi», continua Gandolfi, che in commissione Trasporti è il principale promotore di una completa risistemazione del codice della strada, «non è corretto dire contromano, ma preferirei in doppio senso, anche in strade a senso unico. Il termine "contromano", oltre a non essere corretto, spaventa; proprio per questo è stato gioco facile da parte dei 3 parlamentari di Scelta civica, approfittare della mia momentanea assenza, bocciare la norma e fare passare il tutto sotto motivi di sicurezza stradale. Non è proprio così».

La possibilità per le bici di transitare in doppio senso è un'idea che Reggio ha sperimentato tra le prime città in Italia, una decina di anni fa; è ormai arcinota la vicenda di Alberto Santel, assessore alla mobilità della prima giunta Del Rio allontanato proprio per le sue radicali idee sulla circolazione delle bici; sua fu infatti la decisione di consentire alle due ruote a trazione umana il transito su tutte le strade, anche in senso vietato. Ma la sua guerra alle auto finì per costargli il posto, venne sostituito proprio da Gandolfi che non solo continuò su questa strada ma estese tale misura anche in altre vie. «Mi sento abbastanza tranquillo - continua Gandolfi - riusciremo a tornare sulla rotta giusta e a fermare questa bocciatura, ci siamo già quasi riusciti. Anche perché i tre deputati di Scelta civica che mi avevano dato torto ora fanno fatica a darmene ancora, i dati del ministero dei Trasporti parlano chiaro e dicono che quella che ho proposto io è la soluzione migliore, anche in termini di sicurezza».

PISTA E PISTA. A Reggio intanto, si discute anche di quante reali possibilità hanno i ciclisti di circolare. Centonovanta chilometri di piste ciclabili, forse non bastano, se è vero che soltanto il 18% degli spostamenti, i reggiani li fanno pedalando. Gianfranco Fantini di Tuttinbici, proprio da queste colonne è stato chiaro: «Alcuni tratti delle nostre ciclabili sono malmesse e avrebbero bisogno di manutenzione e poi c’è il problema dei furti, davvero troppi e sempre in costante crescita in questi anni». E Gandolfi, che ne pensa? «Di solito, con gli stanziamenti a disposizione, un Comune tende a dare la precedenza alle strade. E siccome poi, a un certo punto, gli stanziamenti finiscono...». E anche a chi sostiene che una semplice verniciata di giallo non sia classificabile come pista ciclabile, il parlamentare ribatte: «Non è così. La striscia gialla è una pista ciclabile a tutti gli effetti. E in città o comunque sulle strade con molte intersezioni è più sicura di una pista protetta».

VERSO IL NUOVO CODICE. Sulla riforma del Codice della strada, di cui Gandolfi è relatore in aula e fra i principali promotori, le sue idee sembrano assai chiare: «Sarà una riforma di una certa portata, è una riforma soprattutto perché fornisce indirizzi da seguire. Per quanto riguarda le bici, ad esempio, il leit motiv sarà garantire sicurezza: i morti e i feriti sono in aumento, le strade italiane non sono progettate in modo intelligente, come invece accade in altri paesi europei, i comportamenti sulla strada non hanno criteri aggiornati cui poggiarsi. Bisogna andare più piano, le piste ciclabili devono essere continue, gli incroci sicuri, anche per i pedoni. Siamo stanchi di sentir parlare di pedoni uccisi sulle strisce pedonali, vedi il recente caso rubierese».

Sono diversi i punti che Gandolfi trova significativi nella riforma e che secondo lui orienteranno l'azione riformatrice in toto. Innanzitutto la sostenibilità, un suo pallino, e la priorità all'ambito urbano, il più anarchico, fin'ora.

Per il deputato Pd, infatti, «Il codice stradale è vecchio, troppo lungo, pieno di norme desuete. Ne serve uno più breve, chiaro, che si occupi dei comportamenti di chi vive la strada». Su due punti in particolare, infine, l'ex assessore reggiano è intenzionato a intervenire senza se e senza ma: «La sicurezza stradale, prima di tutto, sarà trattata in modo ampio, le strade cittadine non possono essere lasciate senza regole certe; e le regole che noi decidiamo devono essere adeguate alle repentine rivoluzioni tecnologiche, dobbiamo lavorare su sistemi tecnologici per rendere efficiente il fluire del traffico, ci dobbiamo interessare dell'inserimento delle cosiddette "scatole nere" nei diversi mezzi di trasporto, insomma, c'è molto, molto da fare». Per Gandolfi faranno discutere, proprio per il tema delicato che affrontano, le decisioni circa «l'ergastolo della patente», ovvero il ritiro definitivo del permesso di guida, e le norme circa «l'omicidio stradale»; anche in questi due casi, per il deputato Pd, «occorre ragionare con intelligenza, fornire criteri e metodi puntuali e moderni, in linea con le decisioni prese da altri paesi europei». «Personalmente - dice - penso che in particolari casi, le pene vadano inasprite. In quale modo, fino a che punto, credo sia materia da giuristi. E’ giusto, in linea di principio, stabilire il concetto che chi guida ha il dovere di sapere che sta maneggiando qualcosa di potenzialmente pericoloso».

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