Gazzetta di Reggio

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Truffe agli anziani, boom di denunce

di Martina Riccò
Truffe agli anziani, boom di denunce

Fughe di gas o mercurio nell’acqua tra i nuovi espedienti per farsi aprire le porte di casa

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REGGIO EMILIA. I truffatori non vanno in vacanza. Anzi. Dall’inizio dell’estate ben 15 anziani hanno denunciato ai carabinieri di Reggio e provincia di essere stati raggirati e derubati in casa. A questi, poi, vanno aggiunti tutti quelli che, per vergogna, non hanno osato raccontare di aver creduto a visi puliti e voci gentili. Sì perché, in fondo, è proprio su queste caratteristiche che i truffatori puntano. Suonano alla porta in pieno giorno, ben vestiti e sorridenti, e con modi educati chiedono di entrare in casa, magari per controllare il contatore del gas o per verificare che le tubature dell’acqua non abbiano perdite. E, una volta dentro, invece di togliersi la maschera si calano sempre più nella parte del nipotino ritrovato, chiacchierando amabilmente e conquistandosi la fiducia del “nonno” solo.

Chiedere di andare in bagno e frugare nel comò alla ricerca di soldi e gioielli – ricordi di una vita –, è questione di un attimo. Poi la bolla scoppia, l’anziano si rende conto di essere stato derubato e una nera disperazione gli invade il cuore. Perché è questo che i truffatori lasciano dietro di sé, al posto di denaro e preziosi. E approfittando di chi è ingenuo e fiducioso, impoveriscono tutta la società. Qual è l’unico modo per evitare di cadere nei loro tranelli, infatti? Chiudersi in casa. Non rispondere al telefono. Fare finta di non esistere. Non parlare con nessuno. Diventare ancora più solo.

E non è neanche detto che tutto questo serva. Ci sono truffatori che sfruttano lessico specialistico e parlantina veloce per confondere gli anziani, spaventarli con falsi allarmi, farsi aprire la porta per poterli salvare. Le ultime trovate, in questo senso, sono quelle della perdita di gas nelle tubature idriche e del mercurio nell’acqua. Dopo essersi spacciati per operatori delle società energetiche, con tanto di pettorina catarinfrangente, i delinquenti mostrano agli anziani il motivo della loro visita:senza farsi vedere spruzzano del gas vicino al rubinetto e glielo fanno annusare; oppure versano l’acqua in un bicchiere dove avevano precedentemente fatto scivolare del colorante. A quel punto è molto semplice far credere al padrone di casa che l’oro e i soldi possano venire corrotti da quella sostanza inquinante che aleggia in tutta casa, convincerlo a riporre tutto in un sacchetto di plastica isolante, e fuggire a gambe levate con il bottino. Questo è quanto successo, pochi giorni fa, a un’ottantenne di Luzzara e a un 85enne di Campagnola.

Ma gli episodi di truffa non riguardano solo la bassa reggiana: non c’è comune indenne da questa piaga. È per questo che il colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei carabinieri, ha parlato della necessità di fare rete tra forze dell’ordine, amministrazioni, cittadini e familiari, «affinché questi episodi smettano di aumentare».

È già fin troppo lungo, infatti, il decalogo delle truffe: c’è chi finge di conoscere la vittima e, dopo averle gettato le braccia al collo, sfila collane e portafogli; chi si apposta nei paraggi dello sportello del bancomat e, presentandosi come funzionario di banca, blocca chi ha appena prelevato e gli sottrae i soldi dicendo di doverli riportare indietro perché c’è stato un errore nel ritiro; chi fa cadere il gelato sulla giacca del malcapitato di turno e poi, mentre lo pulisce con il fazzolettino, ne approfitta per rubare il portafoglio; chi finge di aver prestato soldi a un parente e li vuole indietro all’istante, minacciando di andare per vie legali; chi si spaccia per tecnico dell’acqua o del gas, e si fa aprire la porta per controllare tubature e contatore; chi si fa passare per poliziotto o carabiniere e ha libero accesso a tutte le stanze di casa.

A nulla valgono i decaloghi o i consigli di comportamento, però, senza un’accurata opera di sensibilizzazione al problema. «Proprio per questo è importante denunciare tutte le truffe – afferma il colonnello Zito – anche quando l’entità del danno è modesta, anche quando si è assistito solo a un tentativo di truffa. Le denunce permettono infatti di rilevare le dimensioni del fenomeno e, di conseguenza, individuare adeguate misure risolutive e precauzionali».

Il fenomeno della truffa agli anziani, infatti, è tutto fuorché circoscritto: nella selva dei raggiri spuntano anche i dipendenti disonesti delle società energetiche, che ottengono il consenso degli utenti con metodi nient’affatto raccomandabili – per esempio usando il telefono senza rilasciare documenti cartacei o nascondendo cavilli e penali di recessione – e che, a volte, appongono addirittura firme false ai contratti.

NOVELLARA, IL CASO. «Mi hanno rovinato la vita. Ogni volta che vado in camera mi si stringe lo stomaco, di notte faccio fatica a dormire. E poi penso a tutto quello che mi hanno portato via: la fede di mio marito, i gioielli che mi aveva lasciato mia madre. Nessuno mi potrà mai ridare quei ricordi». È con queste parole che una 75enne di Novellara inizia a raccontare uno dei giorni più brutti della sua vita, quando due uomini, fingendosi tecnici del gas, sono entrati in casa e le hanno portato via tutto ciò che aveva di più caro.

«Ero in giardino con la mia nipotina – racconta con voce rotta dal pianto – quando due ragazzi si sono avvicinati al cancello e hanno inziato a dire che avevo del gas nell’acqua, che era molto pericoloso, che erano stati mandati dalla direzione per risolvere il problema. Ho risposto che mi sembrava strano perché avevo da poco cambiato il contatore, ma quelli hanno insistito, si sono fatti largo, in un battibaleno uno è entrato in casa. Io non capivo di cosa stessero parlando, non mi fidavo, così l’ho seguito in bagno e ho aperto il rubinetto del lavandino. E a quel punto mi ha spruzzato in faccia uno spray. Ho iniziato a urlare, non respiravo più, mi bruciava la gola. E lui ha inziato a dire che dovevo prendere tutti i gioielli e le banconote e metterli dentro un sacchetto, perché altrimenti sarebbero diventati neri e avrebbero perso valore. Non so cosa mi avesse fatto respirare, ma non capivo più niente, ero confusa, e ho fatto quello che mi diceva. Siamo andati in camera da letto e lui ha iniziato a tirare fuori tutto, a buttare tutto all’aria e io, non so come, ho telefonato a mio figlio. Mamma ti stanno derubando, mi ha detto. E quello era già scappato. Nel frattempo l’altro era rimasto fuori a intrattenere una mia amica per non farla entrare in casa. È stato orribile – dice tra le lacrime – sapevo che in giro c’erano dei mascalazoni, ma come si fa a difendersi? Vorrei che quello che è successo a me non capitasse più a nessuno: anziani, qualsiasi cosa succeda non aprite la porta».

FEDERCONSUMATORI, I CONSIGLI. «Purtroppo gli anziani non vengono truffati solo dai delinquenti che si fingono operatori del gas o dell’acqua, ma, spesso, vengono raggirati anche dai veri dipendenti delle società energetiche, che approfittano della loro debolezza per propinare contratti salati o da cui non si può recedere». Lo sa bene Giovanni Trisolini, presidente della Federconsumatori di Reggio Emilia.

Da anni, infatti, l’associazione offre assistenza a chiunque sia incappato nella giungla del mercato libero dell’energia, insegna agli anziani a dire di no senza sentirsi in colpa, li aiuta capire i termini dei contratti e, quando possibile, a liberarsene. «Purtroppo chi passa al mercato libero difficilmente riesce a recedere da un contratto senza pagare penali altissime. E poi non esiste la rateizzazione della bolletta. Per non parlare dei contratti che, fino a tre settimane fa, erano validi anche se fatti al telefono. Ma come si fa a sottoscrivere un contratto senza vedere qualcosa di scritto? Per non incappare in situazioni spiacevoli – conclude Trisolini – non bisogna mai dare il numero identificativo della bolletta, perché con quello possono essere sottoscritti dei contratti, e bisogna sempre leggere con cura tutte le postille e i codicilli. Per quanto riguarda le truffe vere e proprie, invece, se si è soli in casa non bisogna aprire la porta. Al limite si può telefonare all’Urp del Comune e chiedere se sono in atto vendite porta a porta di energia. In caso di dubbio, poi, è sempre bene telefonare a carabinieri o polizia».

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