Gli ex seminaristi si ritrovano a Marola
Carpineti: domenica un incontro per riscoprire il luogo storico che fu una scuola per 150 anni
CARPINETI. Domenica il seminario di Marola accoglierà un vasto raduno di ex alunni della scuola. La struttura, affiancata dall’abbazia, non svolge più la funzione classica del seminariato, ma è diventato il “Centro diocesano di spiritualità e cultura reggiano” diretto da don Nildo Rossi. È stata però una scuola per centocinquanta anni, dal 1824 al 1974. La prima abbazia, sistemata su un cucuzzolo fra ettari di castagneto, venne edificata su un terreno donato dalla contessa Matilde di Canossa, come ringraziamento al religioso Giovanni da Marola, che in una visione aveva previsto la vittoria dell’esercito matildico contro le forze imperiali nella battaglia del Bianello. E proprio negli archivi di Marola si trovano le prime testimonianze scritte sulla produzione del “formadio”, progenitore del Parmigiano Reggiano. L’idea della riunione nasce da un gruppo di studenti dell’ultimo periodo di attività. Il ritrovo prenderà il via alle 14.30 di domenica e vedrà anche un approfondimento storico sul secolo e mezzo di vita del seminario, curato dallo storico Giuseppe Giovannelli e dal monsignor Giovanni Costi, responsabile del Centro diocesano di studi storici “Monsignor Francesco Milani”, sempre con sede a Marola. Fra gli alunni transitati nei decenni, diversi hanno intrapreso un cammino ecclesiastico: «Ma tanti, dopo aver ricevuto le basi di una educazione forte, sono diventati in seguito professori, medici, professionisti e politici molto conosciuti ed apprezzati», scrivono i promotori della rimpatriata, che ha fra gli scopi quelli di far ritrovare persone che non si incontrano da decenni. L’invito non è chiuso a chi ha studiato, ma a chiunque abbia avuto «rapporti con il seminario di Marola e sia interessato a conoscere ed approfondire alcuni aspetti storici e sociali di quella realtà». «Marola ha indubbiamente rappresentato un luogo di grande influenza nella vita culturale, politica e sociale, oltre che religiosa e spirituale, non solo della nostra montagna ma dell’intera comunità reggiana». Un lavoro che ha svolto anche «un indubbio ruolo sociale», visto che all’epoca, soprattutto nel poverissimo Appennino reggiano del periodo, era quasi impossibile per le famiglie far studiare i loro figli. Il seminario carpinetano ha invece permesso a ragazzi promettenti di formarsi e di avviare le loro carriera. «Sarà in tutti i modi un’occasione per tanti di rivedersi e di ritrovarsi e per valorizzare insieme l’opera di indubbia importanza che il seminario di Marola ha esercitato durante i suoi 150 anni di funzionamento, nonché per riscoprire un luogo che per un millennio ha segnato, con la sua presenza, la storia della nostra montagna», concludono gli organizzatori. (adr.ar)
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