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I 5 Stelle chiedono il riconoscimento dei matrimoni gay

Adriano Arati
I 5 Stelle chiedono il riconoscimento dei matrimoni gay

Scandiano: una mozione presentata da Bassi e Sansiveri per trascrivere gli atti delle unioni celebrate all’estero

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SCANDIANO. Trascrizione, e quindi ufficialità, per i residenti di Scandiano che si siano sposati all’estero con persone dello stesso sesso. Lo chiedono Massimo Bassi e Roberto Sansiveri, i due consiglieri del Movimento 5 Stelle a Scandiano, presentando una mozione che parte da decisioni prese di recente anche dalle magistrature e dagli enti pubblici italiani, ultima quella del tribunale di Grosseto. La speranza è che la stessa politica venga applicata anche nel Comune scandianese.

La questione dei matrimoni omosessuali è da anni al centro di riflessioni – e spesso anche di polemiche – in Italia, con un forte movimento che domanda il riconoscimento delle unioni contratte all’estero, e quindi dei diritti dei coniugi. In Italia le nozze fra persone dello stesso sesso non sono previste dalla legislazione, e molte coppie decidono quindi di sposarsi all’estero, dove invece l’unione è legale.

Rimane poi il tema, appunto, del riconoscimento dei diritti e dei doveri che, anche a livello formale, legano i coniugi.

I 5 Stelle scandianesi ricordano che nel 2000 un decreto del presidente della Repubblica vietava la trascrizione ufficiale in Italia «del matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto all’estero in quanto contrario all’ordine pubblico».

Nel 2010, però, la Corte Costituzionale stabilisce che a una «unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso (...) spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri».

La questione si ribalta, quindi, e sempre nel 2010 la Corte europea dei Diritti dell’uomo, con la storica sentenza Schalk e Kopf, dal nome dei due austriaci protagonisti, riconosce le relazioni omosessuali come piene titolari di un diritto alla vita familiare, sancendo che il diritto di sposarsi «non è necessariamente limitato a coppie di sesso diverso».

Nel 2012, poi, proprio il tribunale reggiano ha affermato che «lo straniero che abbia contratto un matrimonio fuori dall’Italia con un cittadino straniero dello stesso sesso deve essere qualificato quale “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia».

Ancora 2012: la Corte di Cassazione dichiara che la differenza di sesso non è un connotato essenziale del matrimonio. L’ultimo atto, pochi mesi fa, nell’aprile 2014 a Grosseto. Il tribunale della città toscana ha ordinato al Comune di trascrivere nei registri dello stato civile il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero con queste motivazioni: il legame contratto «non è contrario all’ordine pubblico, è valido e produce effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato. Infine non sussiste né nelle norme del diritto internazionale privato né nella legislazione interna un riferimento alle diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio».

Il sindaco grossetano ha preso atto della decisione, permettendo quindi la trascrizione dell’atto.

«L’ordinanza del tribunale di Grosseto apre scenari importanti e offre nuove opportunità finora impensabili a causa delle precedenti sentenze che avevano sempre rigettato istanze analoghe», sottolineano Bassi e Sansiveri. E ora i 5 Stelle chiedono al sindaco Alessio Mammi di rivolgersi al ministero dell’Interno per conoscere quale politica debba adottare il Comune di Scandiano in caso arrivino richieste analoghe. La loro speranza è che, basandosi sul precedente di Grosseto, le eventuali domande vengano accolte, e che «il sindaco, o un suo delegato, nella qualità di ufficiale di stato civile trascriva gli atti di matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso residenti a Scandiano».

Il discorso si allarga poi al Parlamento, augurandosi che «risponda al più presto all’invito rivoltogli ormai quattro anni fa dalla Corte Costituzionale, approvando subito una disciplina di carattere generale sul tema».

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