Le ciclabili di Reggio: «Sul Lungocrostolo percorso di guerra»
Dopo la nostra inchiesta, ecco le segnalazioni dei lettori «Via Franchetti in bici è sempre una roulette russa»
REGGIO EMILIA. Sono numerose le segnalazioni che stanno arrivando in questi giorni alla Gazzetta a seguito dei nostri servizi sullo stato delle piste ciclabili in città.
Una di queste riguarda un tratto di pista ciclabile attrezzato, con tanto di stalli in cemento che dividono la strada dal percorso per le bici.
Ci scrive Jacqueline Sander:
«La pista ciclabile lungo il crostolo, in particolare tra via Mascagni e l'incrocio con via Magenta è in uno stato disastroso. Dopo i lavori del cantiere "La Talpa" (lo strumento utilizzato da Iren per il rifacimento della rete fognaria nella zona, ndr) due anni fa non è mai stata rimessa a posto. La staccionata ha più buchi che altro, la pista stessa offre crepe larghe quanto le gomme della bici. Ho segnalato questo stato più volte al Comune, ma non è cambiato niente. Tra un mese ricomincia la scuola e questa pista sarà nuovamente frequentatissima. Mi chiedo - conclude la lettrice - se dobbiamo aspettare per forza una tragedia affinché qualcuno intervenga».
Dove non c’entrano le ciclabile, ma dove comunque un ciclista può facilmente rischiare di farsi male è invece nella centralissima via Franchetti, come ci segnala Alberto Agazzani: «Da residente del Centro Storico e ciclista - spiega - percorro spesso in bicicletta via Franchetti, in entrambe le direzioni. In più occasioni, pur adoperando tutte le cautele del caso visto che pedoni e ciclisti paiono essere diventate prede assai ambite per le automobili, sono stato protagonista e testimone di autentiche tragedie sfiorate, ad opera di autisti di Seta che senza riguardo né accortezza alcuna entrano ed escono dal parcheggio della Caserma Zucchi non solo senza fermarsi né verificare la presenza di eventuali pedoni o ciclisti, ma a velocità davvero inopportune. Ogni volta (quando l’autista non era impegnato al cellulare…), mi sono sentito rispondere, con un’arroganza più unica che rara, che loro erano nella ragione perché di lì non si può transitare. Ora, in attesa di capire se e come è applicabile la condivisibile scelta dell’amico Paolo Gandolfi sul doppio senso di marcia ovunque per i ciclisti, mi chiedo (e vi chiedo): deve consumarsi un’altra tragedia perché si prendano provvedimenti? Tra l’altro lì a pochi metri vi sono alcune scuole molto frequentate. Facile immaginare il caos di biciclette e pedoni davanti all’ingresso di quel luogo sacro agli autobus reggiani non appena le scuole riapriranno».
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