Delitto sul Secchia: chiarimento a tre prima dell’omicidio
Avevano parlato degli sms di Kebir alla moglie della vittima. Il corpo bruciato con i giornali
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CASTELNOVO MONTI. Che a uccidere l’operaio agricolo 32enne Andrea Germini sia stato il collega marocchino 28enne Abdelkebir Fettah non vi sono dubbi, ma sul movente e sulla dinamica del delitto gravano interrogativi pesanti come macigni che i carabinieri del nucleo operativo di Castelnovo Monti – coordinati dal pm Luisa Serranti – stanno in queste ore febbrili cercando di sgombrare.
Partiamo da cosa può aver portato all’omicidio. Lascia a dir poco perplessi che l’elemento scatenante sia una gelosia maturata in ambito lavorativo (nell’azienda agricola a Croce), con l’arrivo un anno e mezzo fa di Andrea (genero del proprietario) che avrebbe completamente destabilizzato il nordafricano che lì lavorava da tempo ed era trattato con affetto dalla famiglia. Le indagini starebbero andando più a fondo sui rapporti fra i due, perché un peso avrebbero avuto i messaggini inviati da Kebir alla moglie del collega (Marinella Campani, per di più incinta al quinto mese).
Sms di troppo che avrebbero spinto i tre a incontrarsi per chiarimenti alcuni giorni prima dell’omicidio. Il giovane marocchino si era infatuato (non corrisposto) della moglie del collega, equivocando l’accoglienza ricevuta dalla famiglia Campani? Andrea potrebbe aver pagato a caro prezzo il rimettere al suo posto l’insistente nordafricano?
Anche su come – lunedì mattina – si sono svolti i tragici fatti in quel posto appartato (in località Molino Bonini) rimangono molte incertezze. Su diversi aspetti saranno decisivi gli esiti dell’autopsia effettuata ieri a Modena dal medico legale Margherita Bettelli e a cui ha preso parte anche il dottor Sabino Pelosi, come consulente della difesa. Kebir dice d’aver colpito a morte alla nuca Andrea lanciandogli una pietra raccolta sul posto e poi d’aver dato fuoco al corpo con un accendino. Ma la pietra non si trova e il pm Serranti vuole capire se abbia effettivamente agito con quell’oggetto o con qualcosa che s’assomigli di più a un’arma, quanti siano precisamente i colpi inferti e se la vittima fosse o meno già morta al momento che è stata avvolta dalle fiamme. Sotto al cadavere sono stati trovati dei giornali usati per appiccare il fuoco: il marocchino li aveva con sè o li ha trovati sul posto o nella macchina di Germini?
Sono tutti particolari non indifferenti che, se provati, potrebbero far sterzare l’accusa verso l’omicidio premeditato (che prevede la pena dell’ergastolo), per non parlare dell’aggravante della crudeltà se l’autopsia svelasse che Andrea è stato orrendamente bruciato vivo. Su tutto ciò – ieri mattina in carcere a Reggio – un ruolo attivo l’ha avuto lo stesso omicida che, difeso dal legale Noris Bucchi, ha parlato per oltre due ore davanti al gip Angela Baraldi, nel corso dell’udienza di convalida del fermo.
Il giovane, apparso teso e provato, ha comunque fornito nuovi dettagli e precisazioni sulla dinamica del delitto ora al vaglio dei carabinieri. Al termine dell’udienza l’avvocato Bucchi non ha fatto richieste sulla misura cautelare (mentre il pm Serranti ha chiesto il carcere) e il difensore chiarisce che questa strategia s’intreccia con il racconto del suo assistito: «Nessuna richiesta perché ritengo piuttosto opportuno che il giudice acquisisca quegli ulteriori elementi che giungono sia dall’autopsia, sia dagli spunti nuovi indicati dal mio assistito, cioè oggetti e luoghi che potrebbero costituire un riscontro alle dichiarazioni di Fettah. Riscontri che getterebbero una luce diversa sulla gravità del fatto».
Novità che, se provate, possono introdurre reati diversi come omicidio per legittima difesa o preterintenzionale?
Staremo a vedere. Intanto il gip Baraldi si è riservato: deciderà sulla convalida del fermo e sulla misura restrittiva nelle prossime ore, forse già oggi.
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