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«Macchè vino, è un intruglio fermentato»

«Macchè vino, è un intruglio fermentato»

La Regione Marche ha fatto esplodere il caso al Vinitaly contestando il kit della Paklab per il verdicchio

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REGGIO EMILIA. Il caso-contraffazione era esploso la primavera scorsa a Verona, nell’ambito del Vinitaly, cioè al salone internazionale del vino.

Nello stand della Regione Marche era stata presentata l’analisi effettuata sul “wine kit” della ditta Paklab per produrre verdicchio proveniente dai “Castelli canadesi” , con tanto di foto sulla scatola del Colosseo e dell’immancabile bandiera italiana. L’istituto marchigiano di tutela vini (Imt) aveva acquistato il prodotto due mesi prima, su Internet, a 41,35 dollari per una “capacità produttiva” promessa da 30 bottiglie da 0,75 litri in 28 giorni. Duro il giudizio di Natale Giuseppe Frega, professore di industrie e tecnologie alimentari dell’Univesità Politecnica delle Marche: «E’ un intruglio fermentato che del verdicchio scimmiotta solo il nome. E’ un prodotto con bassissimi polifenoli, che ha perso tutti gli antiossidanti ed è quindi privo di tutte le proprietà salutari del vino. Inoltre al tracciato della frazione aromatica – aveva concluso il docente universitario – il verdicchio canadese ha un profilo totalmente piatto: zero aromi rispetto ai numerosissimi contenuti nel verdicchio dei castelli di Jesi». Gli aveva fatto ecco Alberto Mazzoni, direttore di Imt: «E’ bene che tutti sappiano che il “bricolage del vino” da fare in 4 settimane a 1 euro a bottiglia non può esistere. E l’abbiamo voluto dimostrare con l’analisi di una bevanda fermentata a base di sciroppi e bustine, che sfrutta il nostro brand a tutto danno dei produttori e dell’immagine del verdicchio».

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