«Addio Fuori Orario non dimenticare mai i tuoi valori fondanti»
Gattatico: lo storico socio Franco Bassi lascia dopo 20 anni «L’incidente del 2010 ha cambiato la mia spontaneità»
GATTATICO. Ha scelto le parole di un celebre film per salutare gli amici e i tantissimi sostenitori che con lui hanno condiviso vent’anni di Fuori Orario. Il 53enne Franco Bassi, uno dei soci fondatori del circolo Arci di Taneto, ha deciso di lasciare il consiglio direttivo: una decisione maturata ormai da qualche mese e ufficializzata in questi giorni.
Un post su Facebook – seguito da numerosi commenti di ringraziamento – e un “normale” editoriale sul sito internet ufficiale del Fuori Orario hanno dato la notizia che una delle colonne portanti dell’attività del circolo Arci più grande d’Italia ha scelto di fare un passo indietro.
«Sono un po’ stanchino, credo che tornerò a casa ora». Ha fatto sua una frase di Forrest Gump per spiegare che se ne va. Come mai ha scelto di dire basta?
«La mia è una stanchezza fisica, che mi impedisce di vivere al meglio il tempo con le persone della mia famiglia, al lavoro, e con tutte le persone a me più care, alle quali ho sottratto davvero troppo tempo. La mia è anche una stanchezza mentale, che mi impedisce di mettere la necessaria energia nelle idee che, a mio parere, meriterebbero invece di essere sostenute con tutta la convinzione possibile. Energia e convinzione che non ho più, tanto da ritenere di non essere più, per il circolo, una risorsa. Ma sia chiaro: non mi ritirerò a coltivare l’orto di casa: la politica e il sociale fanno parte della mia vita, continuerò a essere attivo ma in altri modi».
Cos’ha rappresentato per lei questa esperienza?
«Una parentesi di vita troppo importante, che resterà per sempre dentro di me. Non potrò mai dimenticare quel 17 ottobre 1993, quando il circolo inaugurò al termine di un percorso irto di ostacoli e impedimenti che io e i miei soci abbiamo dovuto affrontare. Sono stati tanti i momenti di sconforto prima di poter iniziare, ma una volta aperti i battenti tutto è passato. E vorrei approfittare del momento per ringraziare chi mi ha accompagnato in questa idea: Carluigi “Gigio” Bassi, Gabriele “Lele” Bassi, Lorena Callegari, il compianto Ettore “Lupo” Castagnetti, Corrado Magnani e Daniele Magnani».
Che Fuori Orario lascia in eredità ai suoi soci?
«Un Fuori Orario maggiorenne, in grado di camminare con le proprie gambe. L’auspicio è che il locale non veda mai disperse le motivazioni e gli ideali per i quali è stato fondato. Sono certo che la barra sarà mantenuta a dritta e che non vi saranno inversioni di tendenza: il circolo è nato per dare risposte culturali e ricreative in un contesto nel quale il divertimento era commercializzazione pura. Noi abbiamo voluto far passare il concetto che il divertimento stesso si può abbinare alla cultura».
Un passo indietro, il suo, che stona in tempi come questi, nei quali abbiamo esempi di politici e dirigenti che non vogliono mollare la sedia...
«Ritengo addirittura che il mio passo sia tardivo. In politica credo che ci si debba attenere al massimo al doppio mandato, nel mondo del volontariato si può andare anche oltre ma ho la consapevolezza che servono energie e propulsioni nuove. Quando si lascia qualcosa che si è creato con le proprie mani è ancora più doloroso e non lo si fa mai a cuor leggero, ma a monte ci sono delle motivazioni complesse. Tra queste, la volontà di lasciare il posto ad altre persone, che a mio avviso dovrebbe essere il sale della democrazia».
In tutti questi anni ha incontrato politici, cantanti, giornalisti e personaggi di ogni genere. C’è qualcuno che le ha lasciato un segno?
«Non mi piace fare differenze, ma è innegabile che ci siano persone che, più di altre, riescono a trasmetterti qualcosa. La prima non può che essere don Andrea Gallo, per il suo esempio di vita pratica. Era in grado di predicare facendo cose che non passerebbero nella testa della maggior parte delle persone. E poi non posso non citare un amico del Fuori Orario come Gino Strada. Queste due persone sono indiscutibilmente, per me, esempi da seguire».
Nella sua decisione ha pesato anche l’incidente del 2010 in cui perse la vita il giovane Simone Pontiroli?
«Indubbiamente. Da quel momento è stato tutto più difficile e non nego di aver perso la mia spontaneità e di aver registrato un cambio nel mio umore. Quell’episodio fa da linea di demarcazione per individuare un “prima” e un “dopo”, e in questo “dopo” mi sono visto meno spontaneo nel ruolo che avevo all'interno del circolo, come ho scritto nel libro “Vent’anni fuori orario”. Già dal giorno successivo all’incidente manifestavo poca voglia di continuare, ma in tanti mi hanno convinto a non mollare. Anche il cantante Niccolò Fabi (che qualche anno fa perse una figlia di due anni, ndr) mi aiutò con le sue parole. Mi disse che mollare avrebbe significato darla vinta al dolore e che anzi quello che era successo avrebbe dovuto darmi lo spunto per fare di più e meglio rispetto a prima».
Andrea Vaccari
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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