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«Fatto orribile, ma non lo lasceremo solo»

di Tiziano Soresina
«Fatto orribile, ma non lo lasceremo solo»

Parla la cugina 27enne dell’assassino: «Kebir non è un violento e voleva portare la moglie in Italia»

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CASTELNOVO MONTI. «Condanniamo quello che ha fatto, ma certo non lo abbandoniamo e cercheremo di aiutarlo come possiamo».

Sono giorni a dir poco difficili per la cugina 27enne del marocchino Abdelkebir Fettah che lunedì ha ucciso il collega Andrea Germini. La moglie, i genitori e le quattro sorelle dell’omicida sono in Marocco e la cugina – a dir poco provata per la tragedia piombata su di lei – si sta comunque dando da fare a Castelnovo Monti per tenere i rapporti con il legale Noeris Bucchi e con la famiglia in terra nordafricana.

Lei si è data una spiegazione su quanto accaduto?

«Non ci credo ancora che mio cugino sia stato capace di fare una cosa simile. L’ho incontrato il giorno prima del delitto, era tranquillo e sereno come sempre. Una persona brava, lavoratrice, ben inserita, scherzava con tutti, italiani compresi. Nei primi anni in Italia mio cugino ha vissuto con noi, poi è andato a vivere da solo e gli è sempre piaciuto».

Da quanto sta emergendo, Kebir si sarebbe invaghito della moglie della vittima. Lei era al corrente di questa infatuazione?

«Non ne so nulla e poi mi sembra strano, perché è sposato da non molto e ha una bella moglie di 19 anni in Marocco. Non è stato un matrimonio combinato, quando l’ha conosciuta se n’è innamorato, l’ha corteggiata e alla fine si sono sposati. Fra l’altro stava preparando i documenti per portare la moglie in Italia».

Le ha mai parlato di Andrea Germini, di qualche frizione fra loro?

«Non mi ha mai detto nulla di particolare. Sapevo solo che Andrea era il marito della figlia del capo di Kebir. Non mi sarei mai immaginata una cosa simile. Kebir non è mai stata una persona violenta. Non mi riesco neppure a spiegare come mai lunedì mattina siano andati in quel luogo fuori mano, è davvero strano».

La famiglia Campani, proprietaria a Croce dell’azienda agricola dove lavorava suo cugino, ha perso il genero per mano di un dipendente che hanno sempre trattato come un figlio...

«Li conosco, sono davvero brave persone e Kebir è sempre stato affezionato a loro. Mio padre ha lavorato in quell’azienda agricola e ha poi presentato Kebir al proprietario. Mio cugino ha, in pratica, preso il posto di mio padre. Non mi risulta che avesse mai avuto problemi sul lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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