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Fava, 30 anni di teatro esportato nel mondo

Fava, 30 anni di teatro esportato nel mondo

Il maestro: «Corso finito, ma la commedia dura per sempre»

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REGGIO EMILIA. «L’anniversario di quest’anno è di quelli a cifra tonda: sono esattamente trent’anni che dirigo lo Stage Internazionale di Commedia dell’Arte – racconta Antonio Fava, dopo lo spettacolo al teatro Cavallerizza che ha concluso il mese di spettacoli e appuntamenti – Ma la commedia continua: quella dell’arte, così come quella umana. L’evoluzione dei modi di metterci di fronte all’arte come di fronte a noi stessi – spiega Fava – produce formule nuove di relazione ed aumenta, moltiplica, accelera i contatti di tutti con tutti. La necessità di capire e approfondire, tuttavia, evidentemente resta. Anzi, cresce insieme a tutto il resto».

Ecco le ragioni per cui – secondo Fava, impareggiabile Pulcinella della commedia dell’arte – quest’anno è stata un’annata è stata speciale, perfetta per festeggiare a dovere un così importante compleanno. «Posso dire che siamo di fronte alla seconda generazione di attori che escono dallo stage, dato che adesso tocca ai figli dei primi che avevano partecipato nel 1984. E fino ad ora abbiamo esportato la Commedia dell’Arte in molti Paesi del mondo: un movimento di acquisizione, questo, che può essere considerato un motivo di vanto per tutta la cultura italiana. Come in Inghilterra il teatro ha riceveuto la sua spinta propulsiva attraverso il grande Shakespeare, in Italia è stata questa forma di espressione artistica che ha dato il via al concetto professionale di far teatro».

Come sempre, anche questa volta i partecipanti – ben 34 – hanno rappresentato le diverse anime ed esperienze del mondo provenendo dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Brasile e dall’Australia. Evidentemente il fascino della Commedia sfida il tempo, le distanze, la prolungata crisi mondiale, e anche – sempre secondo Fava – la guerra. «Tra gli allievi infatti – spiega – vi era anche un’attrice israeliana che ha avuto non pochi problemi a venire in Italia. Per altro è bravissima».

Il lavoro di Antonio Fava, sempre sostenuto da un’energia speciale e appassionata, non terminerà nemmeno dopo la fine del corso. Fava sarà infatti prossimamente impegnato nello spettacolo “Vita, morte e resurrezione di Pulcinella” con Cecilia Di Donato a Tangeri, poi volerà in Colombia nel 2015 per una serie di impegni nelle università statunitensi. Non mancheranno progetti in Inghilterra e un lavoro molto importante con diversi comuni della provincia de L’Aquila.

«Direi che trent’anni costituiscono una cifra di tutto rispetto anche in questo mondo di finzione vivente. Il teatro sembra destinato all’estinzione e a dover essere cancellato dalla tecnologia e dal frastuono globale solo apparentemente. Un guasto tecnico e quel mondo virtuale e rumoroso si spegne, lasciando, ai suoi assidui, un angoscioso silenzio e un improvviso senso di abbandono. Il teatro invece non si spegne. I materiali di cui è fatto siamo noi con i nostri rispettivi linguaggi che sono di più delle lingue nazionali – afferma Fava – Per questo anche per lo spettacolo ho detto ai ragazzi di parlare anche nella propria lingua d’origine. Ad esempio ad un sloveno che parla bene in inglese ho detto di recitare in sloveno, a uno spagnolo il catalano e così via».

Giulia Bassi

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