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Ciclismo in lutto, è morto Alfredo Martini

Ciclismo in lutto, è morto Alfredo Martini

Si è spento a 93 anni lo storico Ct della nazionale. Nel 2011 a Campagnola il premio "La bici al chiodo"

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REGGIO EMILIA. Non avrà vinto come Coppi e Bartali, ma ha corso con loro e segnato lo stesso pagine indelebili della storia del ciclismo italiano e mondiale. Alfredo Martini ha corso la sua lunga vita fino all'ultimo chilometro, spegnendosi nella sua casa di sesto Fiorentino a 93 anni (compiuti a febbraio). Per molti, è sempre stato semplicemente il Ct.

A Reggio Emilia, Martini era di casa. I tantissimi appassionati di ciclismo della provincia lo ricordano commosso, e con grande affetto. Il 23 gennaio del 2011, in occasione dei suoi novant'anni, era stato insignito del premio d'onore alla manifestazione "La bici al chiodo" di Campagnola.

Era legatissimo a Giannetto Cimurri, storico massaggiatore della nazionale italiana e dello stesso Coppi. Era a Reggio quando venne inaugurato il museo della bici dello stesso Cimurri, ora drammaticamente smembrato con 150 anni di storia della bici ammassati nei magazzini comunali. Martini era sempre presente a Reggio, quando si correva il Memorial Cimurri, gara professinostica di ciclismo intitolata allo stesso Giannetto e al figlio Chiarino, di cui oggi ricorre il decimo anniversario della morte.

Da corridore ha avuto un'onesta vita da gregario, vicino ai grandissimi come Coppi e Bartali. Immenso invece nella sua ultraventennale vita da tecnico azzurro. Il Giro che ricordava con più emozione è quello del '46. Parigi era bombardata, il Tour non si fece e allora tutti vennero in Italia - aveva ricordato in occasione del suoi 90 anni - C'era la questione di Trieste, ma Torriani e Cougnet vollero far passare lo stesso il Giro lì e gli americani la considerarono una provocazione. A Pieris lanciarono fiori e sassi e molti corridori si ferirono, dopo ci furono sparatorie con i soldati di Tito e il gruppo si fermò, ma Torriani ne convinse 17, uno per squadra, a proseguire e a Trieste fu un trionfo. Anche se poi il Giro venne sospeso un giorno". Altri tempi, ma lo spirito di chi va in bici per Alfredo Martini è sempre stato lo stesso.

Per ventitrè anni in ammiraglia da ct, sei anni da direttore sportivo e tanti chilometri nelle gambe da atleta: Alfredo Martini ha lasciato il segno ovunque. Fiorentino, in quasi un quarto di secolo solo sei volte una maglia azzurra non è salita sul podio mondiale e oltre ai sei ori, Martini ha portato all'Italia 7 argenti (Moser 1976 Ostuni, Moser 1978 Nurburgring, G.B. Baronchelli 1980 Sallanches, Saronni 1981 Praga, Claudio Corti 1984 Barcellona, Argentin 1987 Villach, Chiappucci 1994 Agrigento) e 7 bronzi (Tino Conti 1976 Ostuni, Bitossi 1977 San Cristobal, Argentin 1985 Montello, Saronni 1986 Colorado S., Bugno 1990 Utsunomiya, Pantani 1995 Duitama, Bartoli 1991 Lugano). Gli anni trionfali sono stati il 1977 con il primo posto di Moser e il terzo di Bitossi; e il 1986 con l' oro di Argentin e il bronzo di Saronni.

Come direttore sportivo ha guidato la Ferretti dal 1969 al 1972, portando al successo nel Giro d' Italia del 1971 lo svedese Gosta Pettersson; nel 1973 e '74 e' stato alla Sammontana e nel 1975 è salito sull' ammiraglia della nazionale. Da corridore Martini ha vinto il Giro dell'Appennino nel 1947, il Giro del Piemonte nel 1950, una tappa al Giro d'Italia del 1950, anno in cui si piazzò terzo in classifica generale dietro Koblet e Bartali: in quell' anno vestì la maglia rosa per una tappa. Ha vinto anche una tappa al Tour de Suisse 1951, concluso al terzo posto dietro a Kubler e Koblet.

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