Dieci anni fa la morte di Chiarino l’amico di Reggio e dello sport
Aveva 65 anni quando, il 26 agosto 2004, morì all'improvviso mentre si stava sottoponendo a un esame medico. Il presidente del Coni Giovanni Malagò: «Un maestro di vita e di cultura sportiva». Gli amici Gene Gnocchi e Paolo Belli: «Era come un fratello»
REGGIO EMILIA. "Un grande amico dello sport, un dirigente sportivo innovatore, un uomo positivo che sapeva mettere passione in ogni sua attività". Così Giovanni Malagò, presidente del Coni, ricorda Chiarino Cimurri, che definisce "un maestro di vita e di cultura sportiva", nel giorno del decimo anniversario della morte. Era la mattina del 26 agosto 2004 quando la notizia dell’improvviso decesso del “Chiaro” sconvolse Reggio.
Aveva 65 anni, Chiarino, ed era una figura notissima dello sport reggiano e nazionale: ex presidente delle società cittadine di calcio e basket, nonché dirigente nazionale del tennis, che nel 1976 portò all’Italia la Coppa Davis. "Dieci anni sono passati dalla sua scomparsa – prosegue Malagò – ma la sua lezione è sempre valida. Il suo spirito rivive in ogni torneo, impianto sportivo, manifestazione a lui intitolata. Era intraprendente, ottimista: il suo sorriso e il suo sguardo acceso trasmettevano sempre serenità e gioia".
Principi che oggi vengono sottolineati anche dal comico Gene Gnocchi: "Da tempo siamo al lavoro per intitolare a Chiarino un premio che abbia una certa valenza. Lui amava lo sport, ma con passione, correttezza, brio e sagacia: a me avrebbe fatto piacere premiare, per primo, una persona come Kakà, un calciatore che incarna valori positivi".
"Ho perso altri amici, purtroppo – aggiunge Gnocchi – ma faccio davvero fatica a pensare che Chiarino non ci sia più. Mi aspetto sempre che mi arrivi la sua telefonata o che, quando vengo a Reggio a guardare una partita, prima si possa pranzare con lui, o fare una partita a tennis, poi mi rendo conto che non c’è più...".
"Ma a volte mi faceva proprio imbufalire – conclude il comico – Voleva giocare a pallone ma non era capace e quando si giocava insieme, con la squadra “I deficienti”, voleva anche tirare le punizioni".
E fu proprio a una delle tante partite benefiche organizzate allo stadio Mirabello che il cantante Paolo Belli conobbe Chiarino: "Fin da ragazzino, ero affascinato dal suo negozio di articoli sportivi e tutte le mattine, quando gli passavo davanti per andare a scuola, mi fermavo ammirato a guardare la vetrina. Così, quando quella sera si presentò, ricordo che istintivamente lo abbracciai, anche se non c’eravamo mai visti. Lui mi guardò un po' male ma, da quel momento, nacque la nostra amicizia. Quando parlo di lui, oggi come allora, parlo di un fratello: non passava giorno in cui non fossimo in contatto e mi manca. Mi mancano le sue telefonate, la sua generosità. Ricordo che cercava sempre il confronto, per le decisioni più importanti che doveva prendere, con le persone a lui vicine, che riteneva punti di riferimento. E a me sembrava strano che un uomo, con tanti anni più di me e la sua grande esperienza, potesse avere bisogno dei miei consigli".
"Chiaro era una persona alla quale era impossibile dire di no e, quando ci chiamava all'appello, eravamo tutti pronti a raggiungerlo: sì, perché era il numero uno, generoso, brillante e simpatico. Nonostante questo legame, litigavamo anche: ricordo – sorride Paolo Belli – che, quando giocavamo insieme, volevamo tutti e due la maglia numero 9... e alla fine ero sempre io ad arrendermi. Ma ero talmente arrabbiato che non gli passavo mai la palla... e glielo dicevo anche".
"Ha fatto tanto per lo sport e per Reggio _ conclude il cantante _ e mi piacerebbe che la sua città gli intitolasse qualcosa di importante: una strada, lo stadio o il palasport».
Stasera alle 19.30, nella cappella dell’ospedale di Reggio, padre Paolo Poli – amico di famiglia – celebrerà una messa in ricordo di Chiarino, che verrà ricordato anche domenica in duomo, nella messa delle 11.15.
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