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È morto Alberi, scampò all’orrore

È morto Alberi, scampò all’orrore

Toano: nel 1996 il figlio Paolo uccise la sorella e cercò di far fuori anche il padre

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TOANO. E’ morto a 75 anni Gianpropsero Alberi: improvvisamente – il 24 luglio 1996 – il suo nome riempì le pagine di cronaca nera dei giornali perché rischiò seriamente di morire a fucilate per mano del figlio Paolo allora ventinovenne.

A quel tempo Alberi era presidente della latteria sociale di Quara e in quel terribile pomeriggio estivo di 18 anni fa non solo vide la morte in faccia, ma perse anche la figlia Raffaella sotto i colpi di pistola sempre di Paolo. Un raptus della follia che verrà poi sancito anche dai giudici che riconobbero l’infermità mentale dell’omicida difeso dall’avvocato Noris Bucchi (dopo alcuni anni all’opg, il figlio Paolo tornerà in libertà). Una tragedia che la famiglia Alberi pian piano è poi riuscita a superare, con la riappacificazione ed un rapporto con il figlio ritornato nel solco della normalità.

Quel giorno nella casa a Vogno di Toano bastò a Paolo Alberi un piccolo screzio con la sorella 24enne per spingerlo ad andare nella sua camera, prendere la pistola calibro 9 comprata un mese prima e il fucile da caccia. Armato fino ai denti il giovane si diresse verso la stalla e, nonostante il tentativo del padre di bloccarlo, riuscì a divincolarsi e raggiungere la sorella, sparandogli tre volte con la pistola, uccidendola. Poi Paolo ritornò sui suoi passi per sparare, stavolta con il fucile, al padre Gianprospero, colpendolo allo stomaco. Di lì a poco l’assassino si costituirà dai carabinieri. Il padre sarà salvato da un lungo e delicato intervento chirurgico effettuato all’ospedale Santa Maria.

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