Gazzetta di Reggio

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Il fiume era la “riviera dei poveri”

di Franco Dallasta
Il fiume era la “riviera dei poveri”

Fino agli anni ’60 le spiagge erano gremite di bagnanti che giungevano dalle città

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GUASTALLA. Ci sono delle cartoline in bianco e nero che sono state dipinte e assomigliano a un quadro di Tolouse Lautrec, e anche dei manifesti disegnati da grandi grafici dell’epoca, coma il vignettista Carlo Bisi (autore del Sor Pampurio del Corrierino dei Piccoli) o persino il desiner Marcello Nizzoli, originario di Boretto, che ha “inventato” la Olivetti Lettera 32 e le grandi pubblicità storiche della Campari. Certo che, con dei nomi simili, anche la propaganda a livello nazionale sulle bellezze del Po, soprattutto a partire dagli anni ’20 e poi fino alla fine degli anni ’60, non aveva bisogno di “pacchetti” turistici o di partecipare alle grandi esposizioni nazionali. Anche perchè, almeno tutte le domeniche, da maggio a settembre, le sue spiagge erano sempre affollatissime di gente che arrivava dalle città vicine e considerava le spiagge del Po come la propria “riviera” prima ancora di scoprire Rimini e Riccione.

Certo, il fascismo utilizzò questi spazi con grandi operazioni propagandistiche e sportive come la famosa “Traversata del Po”, una gara di biathlon di nuoto e corsa sulla sabbia, di risonanza nazionale. E poi con le “colonie elioterapiche” dove si mettevano in bella posa i bambini rachitici che provenivano da tutta la provincia a fare i “bagni di sole” come avveniva contemporaneamente nelle colonie marine. Anzi, alcuni medici affermavano senza tema di smentita che la sabbia del Po era meglio di quella di mare dal punto di vista terapeutico.

Il boom del turismo sul Po durò fino alla fine degli anni ’60 quando ci si accorse che l’acqua era definitivemente ed irrimediabilmente diventata sporca ed inquinata. E quindi non più balneabile.

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