Una poesia contro i vandali dell’autovelox
NOVELLARA. I ripetuti atti vandalici contro le colonnine per autovelox installate sulla strada provinciale Novellara-Guastalla, in prossimità dell’incrocio con strada San Bernardino (peraltro non...
NOVELLARA. I ripetuti atti vandalici contro le colonnine per autovelox installate sulla strada provinciale Novellara-Guastalla, in prossimità dell’incrocio con strada San Bernardino (peraltro non ancora dotati dell’apparecchiatura prevista per il rilevamento automatico del superamento dei limiti di velocità), hanno non poco irritato gli abitanti della frazione di San Bernardino.
Perché proprio loro, e da tempo, hanno chiesto alla Provincia di intervenire per rendere più sicuro un incrocio teatro frequente di gravi incidenti, che presenta un’unica problematicità: si trova più o meno a metà di un lungo rettilineo, per cui viene spesso attraversato da veicoli in transito ad alta velocità. Una più efficace disposizione della segnaletica verticale non ha dato risultati apprezzabili, perché in molti hanno continuato a ignorare il limite di velocità.
Su sollecitazione degli stessi sanberdinesi, sono state valutate altre possibilità: la collocazione di dossi artificiali rallentatori di velocità è stata scartata, perché considerata troppo impattante e non priva di pericolosità; la realizzazione di una rotatoria è risultata impraticabile perché, essendo l’incrocio a ridosso della ferrovia, manca lo spazio; l’installazione di autovelox, per ottenere una effettiva riduzione della velocità all’incrocio, è apparsa quindi la soluzione più efficace e ragionevole.
Ma, evidentemente, non tutti la pensano così. Fra i promotori dell’iniziativa c’è anche Sergio Subazzoli, il noto poeta dialettale, che a San Bernardino è nato, ha vissuto gran parte della sua vita lavorativa e ora, da pensionato, vi lavora in un laboratorio etnico, messo a disposizione dal Comune, come ultimo esperto impagliatore di seggiole secondo l’antica tradizione contadina. Lui si è fatto interprete del malumore dei concittadini alla sua maniera, con una poesia dialettale.
Partendo dalla constatazione che “A San Bernarden come s’la fuss Monsa/al veturi i pasen fort/ e ogni tant a ghe scapa al mort”. Si chiede le possibili ragioni dei gesti vandalici e “chi pol èser stee”, arrivando a una desolata conclusione: “più coion as mor!”.
Vittorio Ariosi
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