Gazzetta di Reggio

Reggio

Dove è finita la nuova politica?

di Massimo Sesena

Regione. Prevengo l’obiezione del lettore dabbene: questo non è un commento qualunquista

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Mancano quasi due settimane, ma la città è già in fermento. E’ l’appuntamento clou di questa estate senza sole, sono i veri fuochi d’artificio dell’edizione 2014 di Festareggio. Le forze dell’ordine sono in preallarme per quella sera al campovolo: tutti precettati, perché si prevede che una folla oceanica invada il campovolo. Segnatevi la data: 9 settembre 2014, ore 21, tenda centrale della Festa. Sempre che basti la tenda centrale a contenere... tutti i candidati alla presidenza della Regione.

Prevengo l’obiezione del lettore dabbene: questo non è un commento qualunquista. Qualunquisti semmai sono tutti coloro che finora hanno bellamente ignorato l’entità della posta in gioco. Dopo la prematura fine del “papato” di Vasco Errani, a novembre l’Emilia Romagna tornerà al voto per eleggere il suo governatore (termine che a Errani non piaceva, ma che c’è da giurarci, chiunque sarà eletto, non mancherà di adottare per sè), forse sarebbe stato il caso di cominciare ad affrontare i temi rimasti sul tappeto. Tutti temi importantissimi, quelli che interessano davvero i cittadini, quelli che – verrebbe da dire, mutuando un gergo che va di moda – incidono sulla carne viva delle persone: dall’emergenza lavoro, ai temi dei fondi strutturali europei, alle problematiche della sanità emiliano romagnola. Ci sarebbe, in altre parole, da disegnare il ruolo dell’Emilia Romagna per i prossimi anni. Soltanto noi, nel nostro piccolo, attendiamo risposte importanti: sul fronte del trasporto pubblico locale, ma anche sul piano regionale di gestione dei rifiuti.

Di tutto questo, però nessuno parla, della “carne viva” frega poco o nulla. Molto di più sembra contare il volto, da sovrapporre a quello di Errani. Quasi che ci fosse qualcuno che si illuda di potersi giocare in chiave regionale un’altra partita com’è stata quella delle Europee, con Renzi ad asfaltare gli avversari e i militanti a godersi, per una volta, lo spettacolo. Il guaio è che qui non c’è nessun Renzi. E nemmeno nessun Delrio, come all’inizio qualcuno sperava. Ma soprattutto non c’è un’idea su quale regione si voglia per il futuro. E invece, al posto del film che vorremmo vedere, ce ne propinano un altro, che anche la più malfamata delle sale oggi rifiuterebbe. Della nuova politica, improvvisamente non c’è traccia. Riecco a voi la politica di sempre. Quella dei nomi che vengono prima dei programmi, quelle delle seconde file che – anche a Reggio - sgomitano per dare una svolta al proprio tenore di vita. Insomma, il solito film di quart’ordine, in questo caso senza nemmeno un minimo di regia.

Lo ammetto: comincio a non capirci più nulla. Abituato come mi ero (da poco) a quella ventata di aria fresca portata dal premier, ora fatico a destreggiarmi nella ridda di nomi, di candidature che avanzano a furor di popolo per durare lo spazio di un mattino, comitati che si costituiscono in un pomeriggio, poi i componenti vanno a letto carichi come molle, e si svegliano al mattino scoprendo che il loro candidato ci ha ripensato. Matteo Richetti si candida? Allora Stefano Bonaccini potrebbe ritornare sulla sua decisione di non essere della partita. “Serve un candidato unitario: dobbiamo convergere sul presidente dell’Anci regionale Daniele Manca”. Non ricordo chi abbia fatto questo appello, ma so per certo che non sembra aver avuto effetto: da quell’appello i candidati si sono moltiplicati e lui alla fine ha pensato bene di gettare la spugna. Ora Richetti potrebbe essere ancora il candidato dei Renziani della prima ora, da non confondere con gli altri renziani che vorrebbero Bonaccini; con un pamphlet su Facebook la presidente dell’assemblea regionale Palma Costi annuncia la propria candidatura. Poco importa se andrà a far concorrenza a Roberto Balzani (per onestà, l’unico che ha già cominciato una campagna elettorale vera) mentre i seguaci di Romano Prodi stanno convincendo l’assessore uscente Patrizio Bianchi a scendere nell’agone. E i reggiani? A seconda di chi correrà, prenderanno a scommettere, alcuni per realizzare il colpo della vita, altri semplicemente obbedendo a vecchie logiche correntizie. Con buona pace della politica vicina alla gente.

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