«Il Comune non può comprare Rossena»
Canossa, il sindaco: «Serve un mecenate, una fondazione o operatori turistici. O un accordo per gestire senza acquistare»
CANOSSA. «Il Comune non può farsi carico di un investimento pesante come il castello di Rossena, però qui si parla di un luogo di interesse pubblico. Speriamo in un mecenate o in un ente. Un gruppo di operatori? Magari potrebbe riuscire ad ottenere l'affitto». Enzo Musi, sindaco di Canossa, fa i conti con i limiti, di spesa e di risorse, che vincolano le amministrazioni locali, ragionando sul futuro del castello di Rossena, messo in vendita dalla diocesi di Reggio Emilia, proprietaria della rocca. Un complesso di origine matildica, costruito nel 950, sempre abitato in questi secoli e quindi perfettamente funzionante e mantenuto. Un luogo di grande suggestione, ma dai costi di gestione elevatissimi, tanto da spingere la diocesi a cercare acquirenti. Una base di partenza difficilmente scenderebbe sotto i dieci milioni, cui aggiungere le spese per le attività.
«Sono cifre che in questo momento un ente pubblico non può affrontare, sia perché mancano le risorse, sia perché ci sono molti vincoli ai limiti di spesa, e nel nostro caso non potremmo proprio farla, una spesa simile», spiega Musi.
«Come Comune, abbiano acquisito la torre di Rossenella, poco lontano. Di turisti ne vengono, ma si parla di centinaia di migliaia di euro. Qui la cifra è ben diversa». Per il primo cittadino, le soluzioni sono poche, e sempre tenendo conto «che parliamo di un luogo di interesse pubblico, e quindi un accesso e una fruibilità per il pubblico dovrà esserci».
«A meno che lo Stato non se ne faccia carico, come ha fatto con il castello di Canossa posso immaginare o un mecenate che decida di comprare Rossena e ne garantisca anche un uso collettivo, o un ente benefico, una fondazione. Una realtà comunque con mezzi, ma di sicuro non può essere un ente pubblico locale a fare l'operazione». Il Comune di Canossa, a quel punto, potrebbe dare un contributo «non tanto economico, ma nella gestione, ovviamente noi saremmo pronti a fare la nostra parte». Un'ipotesi intrigante è quella della presa in carico da parte di un gruppo di operatori turistici e culturali già attivi anche nel circuito matildico, che unendo le forze potrebbero puntare su Rossena per la sua gestione. Un sogno, per certi versi, cui tanti addetti ai lavori pensano da tempo, tornato alla ribalta con la diffusione della notizia sulla vendita del castello. Difficile pensare che ci siano le risorse per un acquisto; il sindaco però ritiene che di fronte a una prospettiva simile ci sarebbe margine per ragionare: «Non credo che la vendita sia l'unica strada che interessa la diocesi. Con un piano di gestione serio e prolungato nel tempo, si potrebbe trovare un accordo per un canone che sia ritenuto soddisfacente e che permetta la gestione del castello senza doverlo obbligatoriamente comprare».
Adriano Arati
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