Gazzetta di Reggio

Reggio

La scoperta delle anfore «C’era una cava romana»

La scoperta delle anfore «C’era una cava romana»

I reperti analizzati da Podini, funzionario per la tutela dei beni archeologici «L’area era un sito produttivo». Macellari: «Testimoniano Regium Lepidi»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Le sei anfore trovate intorno a Ferragosto durante gli scavi di Iren in via Filippo Re sono un elemento in più che aiuta a ricomporre il quadro di Regium Lepidi, la città romana sepolta sotto il centro storico. La Soprintendenza ai beni archeologici ha disposto la sospensione dei lavori per il teleriscaldamento, mentre la direzione scientifica è assunta da Marco Podini, il funzionario responsabile della tutela dei beni archeologici per la nostra provincia. «Probabilmente - riferisce Podini - è stata scoperta una parte di una grande buca scavata dai Romani come cava di argilla a scopo produttivo. La buca, poi, è stata riempita con materiale di scarto».

Il ritrovamento conferma quanto si sapeva già di quella zona situata esternamente al lato nord della città romana. Alla fine degli anni Settanta, infatti, lo scavo delle fondamenta della palestra dell'istituto tecnico Gasparo Scaruffi, in via Filippo Re, consentì di individuare un'area in cui sorgeva una fornace e si produceva ceramica. Vi vennero recuperate più di mille cassette di materiale, che venne poi catalogato sotto la guida di Luigi Malnati. «Si tratta - spiega Roberto Macellari, responsabile della sezione archeologica dei Musei civici - di reperti di scarso valore, frammenti di anfore, vasellame e suppellettili da cucina, che però testimoniano la vocazione produttiva di questa zona, ricca di argilla e di acqua utile per impastarla».

Nei primi secoli dell'impero, Regium Lepidi aveva l'estensione di un quadrilatero delimitato all'incirca a nord dalle attuali vie Dante e Secchi, a Est da via Campo Samarotto e via San Girolamo, a Sud dalla piazza del Cristo e ad Ovest da piazza Gioberti. Il Crostolo la lambiva scorrendo lungo via Ariosto e corso Garibaldi. Il decumano corrispondeva con la via Emilia, il cardo, in parte, con via Roma. La città era nata come un semplice municipio, ma non aveva molto da invidiare a Parma e Mutina, sorte come colonie. Lo prova la ricchezza dei reperti, primo fra tutti il tesoro romano- barbarico rinvenuto alla fine degli anni Cinquanta negli scavi dell'isolato San Rocco. «I musei - sottolinea Macellari - custodiscono uno dei più ricchi patrimoni di mosaici pavimentali, trovati prevalentemente durante la ricostruzione della città dopo la seconda guerra mondiale. Allora furono riportati su supporti di cemento, sostituiti dagli anni Novanta con pannelli di alluminio e resina». L'importanza della città, inoltre, è documentata dalle vestigia della Basilica e del Foro trovate durante il restauro della sede del Credem. Ce n'è abbastanza per ricostruire virtualmente Regium Lepidi in tre dimensioni. L'impresa, curata dal reggiano Maurizio Forte, docente della Duke University (Carolina del Nord), dovrebbe essere completata entro il 2015.

Luciano Salsi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google