«Speriamo che resti in mano ad un ente pubblico italiano»
CANOSSA. Diventa anche un tema politico la vendita da parte della Diocesi del Castello di Rossena. Sulla situazione di un bene storico ed architettonico di sicuro rilievo per il territorio reggiano...
CANOSSA.
Diventa anche un tema politico la vendita da parte della Diocesi del Castello di Rossena. Sulla situazione di un bene storico ed architettonico di sicuro rilievo per il territorio reggiano ed in particolare della zona collinare e montana, interviene l’esponente provinciale dell’Udc Robertino Ugolotti, che afferma: «La notizia dell’intenzione di cedere Rossena da parte della Diocesi solleva inevitabili preoccupazioni, vuoi perché è inaspettata, vuoi perché non sappiamo quale potrà essere la sua destinazione finale. Al momento la stessa Diocesi non esclude che il castello, pur a malincuore, possa essere ceduto anche ad un privato, che nel caso potrebbe essere anche un magnate straniero, posto che la Diocesi si trova nella necessità di dover cedere la struttura, se troverà appunto l’acquirente disposto ad offrire la somma adeguata. Va ovviamente compresa tale posizione, ma questo maniero è davvero un “pezzo unico”, gemello del vicino castello di Canossa, luoghi che nell’undicesimo secolo sono stati teatro di eventi “storici” conosciuti in tutta Europa, per non dire nel mondo intero, e che fanno parte della “identità” italiana, e appartengono nel contempo alle terre matildiche, meta di tanti visitatori italiani e stranieri.
«Se per qualcuno – conclude Ugolotti – il turismo è la salvezza della nostra montagna, idea non peregrina, ma a condizione che la montagna conservi anche le sue attività primarie, a cominciare da quelle agricole, lo stesso discorso vale per l’intero territorio nazionale, e dobbiamo pertanto augurarci che il castello di Rossena, un pezzo di “italianità”, rimanga in mani pubbliche, o comunque di chi sappia mantenergli anche questa dimensione “patria”, oltre ovviamente al suo indiscutibile ed attraente valore storico».
«Comunque, speriamo che il consiglio economico della Diocesi e la Santa Sede, che dovranno esprimersi al riguardo, possano suggerire e trovare il modo per non dover vendere il castello». (l.t.)
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