Tasse, i piccoli imprenditori penalizzati
Il dato emerge da una ricerca della Cna: a parità di reddito il lavoratore autonomo viene tassato più di quello dipendente
REGGIO EMILIA. Un reddito annuo di 10mila euro può essere esente da tasse. Oppure gravato da un prelievo di 2.300 euro, vale a dire consegnarne oltre un quarto all’erario. La differenza tra i due trattamenti? Esclusivamente nel profilo giuridico dell’attività esercitata. Sono i risultati di una ricerca dell’Osservatorio permanente della Cna sulla tassazione delle piccole imprese dal titolo “Il fisco non è uguale per tutti”. Un reddito da 10mila euro annui è esente per il lavoratore dipendente. Gli stessi 10mila euro sono tassati al 16,6% per imprenditori individuali in contabilità semplificata e professionisti, addirittura al 26,5% per l’imprenditore in contabilità ordinaria. «E’ vero che la crescita del reddito - commenta Nunzio Dallari, presidente della Cna reggiana - aiuta a ridurre le abissali, e inique, differenze nel prelievo fiscale ma senza rendere giustizia al lavoro autonomo o d’impresa. Di fronte a 20mila euro di reddito annuo entra in campo il prelievo anche sul dipendente (al 14,11%). Nel contempo sale, sempre su 20mila euro di reddito, al 23,65% per professionisti e imprenditori individuali in contabilità semplificata e al 27,5% per gli imprenditori in contabilità ordinaria». «Mano a mano che le entrate da lavoro crescono- continua il presidente provinciale di Cna - il livello dei prelievi tende ad addensarsi sulla fascia alta. Le differenze tra redditi uguali, ma generati da soggetti di natura giuridica diversa, non scompaiono, anzi si traducono in differenze pesanti migliaia di euro. La “presunzione di evasione” entrata purtroppo a far parte dell’immaginario collettivo non può essere il motivo di una differenza di prelievo così sostanziale».
Secondo il presidente Dallari vanno ristabilite condizioni di equità fiscale. «Come? La Cna lo sostiene da tempo: agendo simultaneamente su due leve, Irpef e Irap. Ovvero, aumentando la detrazione da lavoro autonomo e d’impresa allo stesso livello previsto per i lavoratori dipendenti, e definendo, in tempi brevi, i contorni della cosiddetta “autonoma organizzazione”, al fine di chiarire quali imprese individuali sono esenti dall’Irap, portando nel contempo la franchigia da questa imposta dagli attuali 10.500 a 25mila euro».
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