PRIMARIE L'intervista doppia: faccia a faccia Bonaccini-Richetti
Confronto fra i due candidati favoriti per la corsa in Regione nel dopo Errani. La sfida è su lavoro e semplificazione
REGGIO EMILIA. Un confronto sui contenuti e sul ruolo di Reggio nella prossima Regione. I due candidati favoriti alle primarie del Pd per la corsa al dopo Errani in un faccia a faccia per lanciare le loro campagne elettorali.

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STEFANO BONACCINI. Stefano Bonaccini è modenese, nato il primo gennaio 1967, marito di Sandra e padre di Maria Vittoria e Virginia. Ha iniziato a fare politica negli anni ‘90, dal 1993 al 1995 è stato segretario provinciale della Sinistra giovanile, nel 1995 è diventato segretario cittadino del Pds. Dal 1999 al 2006 è stato assessore al comune di Modena con delega ai Lavori pubblici, al patrimonio e al centro storico. Dall’ottobre del 2009 è segretario regionale del Pd. È responsabile Enti locali nella segreteria nazionale Pd guidata da Renzi.
IL SEGRETARIO: "REGGIO? UN PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA MIA EMILIA"
REGGIO EMILIA. «La priorità è il lavoro. Per questo dobbiamo investire come pubblico e spendere al meglio i fondi europei. Dobbiamo sostenere la battaglia di Renzi in Europa come Regioni, soprattutto noi che in Europa abbiamo le carte in regola più di altri territori». Ha atteso fino all’ultimo. Ma alla fine ha sciolto la riserva, decidendo di correre per una Regione che «deve essere avamposto del cambiamento e delle riforme». Per il segretario regionale Pd, Stefano Bonaccini, «l’Emilia-Romagna è la terra di chi vuole trainare l’Italia fuori dalla crisi: dobbiamo superare le Province e rendere la Città Metropolitana, la Romagna e le diverse aree dell’Emilia protagoniste delle decisioni: sarà una federazione di territori».
Bonaccini, si è deciso. Che Regione ha in mente?
«Siamo una delle regioni più importanti d’Europa. E in molti settori nel mondo ci copiano. Ma vogliamo una regione che attrae imprese semplificando più di quanto fatto finora, mettendo l’acceleratore alla pubblica amministrazione, selezionando investimenti, riducendo costi. Deve essere il luogo dove anche gli europei pensano che sia un buon posto per vivere. Tutto questo continuando a promuovere socialità e costruendo una comunità solidale, per non lasciare nessuno solo».
Per molti la sua candidatura è in continuità con Errani. Come si pone di fronte al suo predecessore?
«Come chi saprà introdurre elementi necessari di innovazione senza disperdere il tanto di buono che abbiamo».
Dove interverrà? E come?
«Il primo investimento è nel Welfare. Vogliamo studiare le proposte per fare un fondo mutualistico integrativo di territorio. Sulla sanità si è fatto molto con le case della Salute: bisogna ora tagliare costi e concentrarli sui servizi. Va dato più potere agli enti locali e proponiamo di lavorare sulla legge 20 in materia urbanistica. Gli obiettivi: contenimento del consumo di suolo e tutela del territorio rurale. Pensiamo allo spegnimento di parte degli inceneritori, mentre per i trasporti bisogna invertire i tagli nazionali e continuare nella razionalizzazione dei bacini».
Come Richetti, anche lei è renziano. Cosa vi differenzia?
«A me non piace quando ci definiscono col cognome di un’altra persona. Certo che se vogliamo metterla sul tasso di "renzismo", Renzi avrà giudicato il mio alto, visto che mi ha chiamato a coordinare la sua campagna delle primarie, stravincendole, e poi mi ha voluto nella sua segreteria. Stimo Richetti, con cui ho condiviso tante sfide. Penso però di avere molta più esperienza avendo fatto l’amministratore di un comune di 8mila abitanti e poi l'assessore a Modena, oltre ad essere consigliere regionale. E conosco meglio il territorio della regione, avendola percorsa da segretario».
E Reggio? Come la vede?
«Protagonista, perché è una città che ha saputo accettare la sfida di cambiamento e innovazione. Guidata da un bravissimo sindaco come Delrio. Lo ha fatte nelle politiche ambientali, sociali, educative e in tanti altri settori. La stazione Av affida a Reggio un ruolo importante sull’area vasta e la rende punto di riferimento da Piacenza a Modena. Il risultato delle recenti elezioni amministrative, ha messo in campo, in città e in provincia, una nuova generazione di sindaci, che, conoscendoli bene, penso di poter dire saranno capaci di poter essere modello di buona amministrazione».
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MATTEO RICHETTI. Matteo Richetti è nato a Sassuolo nel 1974, sposato con Sonia dalla quale ha avuto tre figli: Simone, Giulia ed Elisa. Dal maggio 2010 è stato presidente del consiglio regionale. Si è dimesso nel 2012 per entrare alla Camera, partecipando alle parlamentarie della provincia di Modena, dove è risultato il più votato con 9.404 voti. È nella I Commissione (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) e nel Comitato permanente per i pareri. Con Renzi ha condiviso sin dall’inizio la battaglia per il rinnovamento Pd.
REGGIO EMILIA. «Questa Regione ha bisogno di un processo di semplificazione che non sia solo un atto amministrativo. Si stanno perdendo tante opportunità. I talenti troppo spesso incontrano burocrazie, anche tra enti diversi. Per questo serve una proposta che solo una nuova classe dirigente può dare». È la sua parola chiave: snellire l’istituzione e avvicinarla ai cittadini. Ed è da questo concetto che Matteo Richetti lancia la sua campagna elettorale in vista delle primarie del 28 settembre.
Richetti, la sfida è partita.
«Ci siamo presi tempo prima di decidere questa candidatura, che non risponde ad un’ambizione personale, ma alla sollecitazione di tante persone di declinare anche in Emilia-Romagna l’idea di cambiamento che abbiamo formato a livello nazionale con Renzi. La Regione penso di conoscerla, come consigliere ci ho lavorato e ho visto quante cose sono state fatte. Ma oggi c’è bisogno di una revisione».
Ovvero?
«Penso ai tecnopoli, che necessitano di nuovi contenuti: la ricerca pubblica non corrisponde più ai bisogni delle aziende. Il Welfare è straordinario, ma non ci può bastare: c’è un sistema di regole che impedisce anche le relazioni di aiuto. E noi vogliamo smettere il confronto con le Regioni che vanno piano nel nostro Paese, per competere con chi va forte in Europa. Sui servizi si è fatto molto: un processo che ha dato vita alle multiutility. Ma quel processo va completato: queste aziende non possono crescere nei fatturati e anche nelle bollette di imprese e famiglie».
Una bocciatura del modello Errani?
«È lo stesso Errani che riconosce la necessità di una fase nuova. Come diceva Berlinguer: “La sinistra o è di cambiamento o non è”».
Una stoccata a Bonaccini? Cosa vi differenzia?
«La voglia di cambiare. Ma trovo stucchevole il dibattito su continuità e discontinuità. Serve una Regione che si preoccupi di far realizzare idee, non che le ostacoli. E credo sia necessario un patto con i sindaci, reso possibile dalla riforma Delrio, per riordinare le funzioni verso il basso e velocizzare i processi decisionali».
Per molti lei ora sarebbe più vicino proprio al sottosegretario che al premier.
«Il tratto distintivo non è che io sia renziano della prima ora e lui no. Ci si candida perchè si hanno proposte. Anche Graziano sa della mia candidatura: ci lega una vecchia amicizia. Ma a Reggio posso contare su molte persone: da Beppe Pagani ai ragazzi dei comitati Renzi, ai sindaci che stiamo cercando di coinvolgere. Persone che si mettono in gioco: sono la spinta per il cambiamento».
Ma quale ruolo avrebbe Reggio nella sua Regione?
«Reggio, e l’Emilia, ha sviluppato il tema dell’area vasta con minore incisività rispetto alla Romagna, dove sono già state costruite sinergie. L’Emilia deve aumentare la capacità di pensare insieme: Reggio e Modena possono rappresentare una porta verso il nord Europa. Bisogna sviluppare l’asse del Brennero, realizzare finalmente la Cispadana, e capire che siamo il centro tra Europa e Mediterraneo, cambiando approccio per essere protagonisti. Anche nella fase delle nuove Province, con competenze sempre più in prossimità dei cittadini. Ci sono eccellenze, come Reggio Children, la Mediopadana. Ma bisogna lavorare sulle appropriatezze perchè non diventino solo una vetrina di buone prassi».
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