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«Rossena, il castello deve diventare un museo matildico»

«Rossena, il castello deve diventare un museo matildico»

Canossa, la proposta del professor Villa: «Lo acquisti il Fai Lì gli studi con Dossetti, che lo comprò per 4 milioni di lire»

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CANOSSA. «Perché il castello di Rossena non può diventare un museo matildico? A Reggio questo manca, potrebbe essere una soluzione per mantenere la rocca. E per mantenere viva la sua storia legata alla chiesa, compreso il periodo di don Giuseppe Dossetti». Il parere è di un ben conosciuto esperto di storia, Roberto Villa, insegnante, preside, fra i principali studiosi della vita di don Giuseppe Dossetti, padre costituente, partigiano, religioso e per quasi trent’anni proprietario del castello di Rossena, che oggi la diocesi reggiana ha messo in vendita per motivi economici. Dal dopoguerra al 1972, quando Dossetti lo donò alla diocesi, Rossena ha ospitato gli incontri e i lavori dell’area di pensiero legata al monaco reggiano. Fra i presenti vi era il giovane Villa, che ricorda: «Io a Rossena ho scritto la tesi, ho conosciuto Pierluigi Castagnetti. L’hanno frequentata in tanti, dai fratelli Prodi all’architetto Osvaldo Piacentini. Don Dossetti la comprò nel primissimo dopoguerra per quattro milioni di lire, da una contessa caduta in disgrazia».

L’ispirazione arrivò da uno dei maestri di Dossetti, padre Agostino Gemelli, fondatore dell’università Cattolica di Milano. Gemelli aveva comprato una rocca fra Piacenza e Parma per usarla come luogo di ritrovo e di lavoro per i suoi allievi e compagni di riflessioni.

«E credo che l’idea a Dossetti sia venuta pensando proprio a Gemelli», sostiene Villa. Insomma, anche un pezzo intrigante ed importante di storia recente passa dalla rocca dell’area di Canossa. L’interesse principale risale però ovviamente al periodo matildico: «Rossena è un esempio direi unico di stratificazione, il suo valore principale è in questi unirsi di stili e di opere effettuate nei secoli dai vari proprietari.

Senza contare che rappresenta un luogo simbolo del confronto fra stato e chiesa, fra questi due poteri. Quello che, in fondo, è il principale tema di pensiero dello stesso Dossetti».

Il futuro non è chiaro, di certa c’è la messa in vendita. «A me personalmente non dispiacerebbe che il castello rimanesse di proprietà della chiesa. Certo, le difficoltà economiche ci sono per tutti, e nessuno si sogna di chiedere allo Stato in questo momento di intervenire pienamente».

Per Villa, una soluzione potrebbe essere il Fai, il Fondo Ambientale Italiano: «E’ una realtà con mezzi e capacità, che ha dimostrato di saper lavorare bene. E parlo dell’ente nazionale ma anche della sezione reggiana, composta da persone sensibili a questi temi». La sua speranza è però un’altra ancora, far diventare Rossena un museo sul periodo matildico: «E’ abbastanza incredibile, ma un vero museo matildico non c’è, a parte la piccola esposizione a Canossa. Un museo simile, dedicato a tutto questo periodo, avrebbe grandi potenzialità e sarebbe interessante anche e soprattutto per il pubblico straniero. Così si potrebbe mantenerne il valore, che per la storia cristiana e cattolica è alto. Per le lotte papali ma anche per gli anni dossettiani».

Adriano Arati

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