Nidi, ogni tre bambini c’è solo un posto
In città si mantengono livelli eccellenti, ma nel resto della provincia siamo sotto i parametri europei e la media regionale
REGGIO EMILIA. Una popolazione di oltre 16mila bambini tra 0 e 2 anni, ma solo 5.369 posti disponibili nei servizi educativi della nostra provincia. In pratica, un posto ogni tre bambini. Reggio da primato nei servizi per l’infanzia? Non proprio. O meglio, non più. E di fronte a numeri che sembrano confermare la città capoluogo tra le capitali italiane per disponibilità di posti rispetto al numero di bambini residenti, lo stesso non si può dire per il resto dei Comuni della nostra provincia, spesso al di sotto della media regionale e dei parametri fissati dall’Europa. È quanto emerge da “I servizi educativi per la prima infanzia in Emilia–Romagna”, il report pubblicato nei giorni scorsi dalla Regione, stilato ogni anno da viale Aldo Moro per monitorare l’andamento e la qualità dei servizi per l’infanzia tra i bambini 0-2 anni in relazione ai potenziali utenti, per quel che riguarda l’anno 2012-2013. Nidi, micronidi, sezioni primavera. Ma anche servizi integrativi come lo Spazio bambini, o servizi domiciliari come i Gruppi educativi.
UNA REGIONE EUROPEA. Un totale di 1.018 nidi d’infanzia per 38.278 posti. Sono invece 33.223 gli iscritti, con il 33,7% di posti coperti rispetto al totale dei potenziali utenti, pari a 121.63 bambini. Sono questi i parametri che pongono l’Emilia–Romagna appena al di sopra dell’obiettivo del 33%sui servizi per l’infanzia, fissato nel 2000 dal Consiglio europeo di Lisbona: un parametro sotto il quale, secondo l’Europa, vengono meno condizioni di tenuta sociale e di un equo accesso alle pari opportunità.
PROVINCIA SOTTO LA MEDIA. Secondo l’Istat, in Italia la copertura di posti nei nidi rispetto alla popolazione di bambini è pari solo al 16%. E se la nostra provincia si colloca di certo tra le più virtuose d’Italia, la situazione fotografata dal rapporto regionale non è tuttavia sufficiente a farci rientrare tra i parametri europei – sebbene di un soffio – scavalcati inoltre in Emilia–Romagna da ben quattro province: Bologna, Ravenna, Ferrara e Parma. Nel Reggiano, la popolazione 0-2 anni, al 31 dicembre 2012, era pari a 16.687 bambini. Ma solo 5.369 erano i posti disponibili, per una percentuale di copertura pari al 32,2%. Meglio di noi, Bologna (40,5%), Ravenna (37,7%), Ferrara (35,1%) e Parma (33,5%), tutte al di sopra degli standard di Lisbona.

MONTAGNA, POCHI SERVIZI. Ad influire sul dato reggiano, soprattutto la situazione in cui versano alcuni distretti, che fanno precipitare la media della nostra provincia. In montagna, ma anche nel comprensorio ceramico. Tra i fanalini di coda, i distretti di Castelnovo Monti, Montecchio e Scandiano, dove l’indice di copertura dei posti disponibili rispetto ai bambini residenti è tra le più basse della Regione, rispettivamente con percentuali pari al 22,2%, al 27,2% e al 29,8%. «Tradizionalmente i territori della montagna hanno meno servizi, nonostante siano stati fatti investimenti importanti con aperture di micronidi e grazie a numerose collaborazioni con la Provincia e con le cooperative – commenta Claudia Giudici, presidente dell’istituzione nidi e scuole d’infanzia di Reggio – negli ultimi anni, sono stati fatti tanti sforzi significativi, ma una parte del territorio rimane comunque meno coperta da questi servizi».
CITTÀ SOPRA IL 40%. Secondo Giudici, «nel capoluogo c’è invece una tenuta significativa nella domanda, seppure registriamo anche noi un calo, che si iscrive soprattutto nella diminuzione delle nascite. I servizi per la primissima infanzia, in questi casi, sono i primissimi a registrare anche questo tipo di cambiamenti». Sulla copertura dei posti, per l’anno 2013-2014, in relazione alla popolazione di bambini 0-3 la percentuale è stata intorno al 41%, in linea con l’anno precedente.
AUMENTANO GLI STRANIERI. Fra i dati segnalati dalla Regione per la nostra provincia, inoltre, il calo di natalità dei bambini stranieri, al quale però non corrisponde una diminuzione di iscrizioni ai servizi. Se i bambini tra 0-2 anni erano 4.401 nel 2011-2012, scesi a 3.852 nel 2012-213, la percentuale di iscrizioni è passata dal 7,8% del 2011-2012 all’8,1% dell’anno successivo. Romania (15,3 %), Nigeria (14,5%), Albania (11,8%) e Moldova (10,3%) le nazionalità più rappresentate. Quanto al livello regionale, la percentuale degli iscritti stranieri sui totali iscritti è invece pari all’10,2%.
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