Sport, la legge non può attendere
Al dibattito la necessità di dare regole all’attività dei dilettanti
REGGIO EMILIA. Graziano Delrio, sottosegretario ma anche ministro allo Sport, era atteso. Ma alla fine non è arrivato, in una serata in cui si è parlato di una nuova legislazione per lo sport dilettantistico e di un piano nazionale per l’impiantistica sportiva. Sono gli argomenti affrontati sabato sera alla tenda dibattiti di FestaReggio. A discutere di “futuro dello sport italiano e dell’associazionismo dilettantistico”, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, il parlamentare Pd, Filippo Fossati, il presidente nazionale Uisp, Vincenzo Manco, il numero uno del Coni regionale, Umberto Suprani, il componente della giunta nazionale del Coni, Fabio Sturani ed il giornalista di Rai Sport, Jacopo Volpi, che ha condotto il dibattito. Ruoli diversi e vari punti di vista, ma un minimo comun denominatore: tutti concordi nella necessità di fare questa legge. Secondo Fossati, relatore del ddl sullo sport dilettantistico, «nonostante il grande valore sociale dello sport, quest’ultimo non è contemplato nella Costituzione, non ha nemmeno una definizione normativa e, seppure il 50% dei volontari nel nostro paese sia composto da persone che operano nello sport dilettantistico, non hanno neppure il riconoscimento conferito a chi svolge tale ruolo in ambito sociale ed assistenziale. Una defiscalizzazione dei costi della pratica sportiva per bambini ed anziani sarebbe un’ottima iniziativa e comporterebbe risparmi anche sul piano sanitario».
Per Luca Vecchi, «ci vuole un piano nazionale per l’impiantistica sportiva anche di base. Occorre facilitare l’accesso al credito sportivo, mediante finanziamenti a tasso zero senza garanzie». Gli ha fatto eco Sturani: «Sono trascorsi tre anni dal commissariamento del Credito sportivo, finiamola perché è già troppo tardi». Suprani ha messo in risalto come anche una realtà quale quella dell’Emilia Romagna, abbia risentito della crisi complessiva del Paese, mentre Manco ha puntato l’accento sulla necessità di fare rete e di trasparenza tra le diverse realtà di promozione sportiva: «Non si può prescindere dal sottolineare come il 75% del costo della pratica sportiva gravi sulle famiglie, ed occorre porre mano a tale questione, iniziando a coinvolgere i privati anche nella realizzazione di impianti di prossimità».
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