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«Castello di Rossena la soluzione migliore è la gestione privata»

«Castello di Rossena la soluzione migliore è la gestione privata»

Canossa: Paolo Golinelli, docente e studioso di Matilde «Nel Nord Italia tanti esempi di come far rivivere le rocche»

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CANOSSA. «Una gestione privata, se curata bene, con attenzione all’accoglienza ma anche alla storia, potrebbe non essere una brutta soluzione per Rossena». Anche Paolo Golinelli, modenese, docente di storia medievale all’università di Verona e uno dei principali studiosi italiani del periodo matildico, offre il suo parere sul futuro del castello di Rossena. La rocca canusina – quella meglio conservata fra le tante presenti nel territorio reggiano perché sempre abitata in questo millennio di vita – è stata messa in vendita dalla diocesi di Reggio Emilia: una scelta dovuta principalmente a motivi economici, visti gli altissimi costi di gestione di un complesso simile, che ha generato un dibattito vivace, con tanti interventi e posizioni eterogenee, tutte però concordi nel ricordare il grande valore storico di Rossena. Per le caratteristiche architettoniche, certo, ma anche per le tante personalità che ha ospitato. E per un pezzetto di storia recente, il percorso politico di un reggiano illustre, don Giuseppe Dossetti. Dal dopoguerra al 1972, quando venne donato alla diocesi, il proprietario fu proprio il futuro monaco, che al momento dell’acquisto era parlamentare e usò Rossena come luogo di formazione politica. Paolo Golinelli, esperto di tutta la vastissima architettura matildica di cui è disseminato il nord Italia, non vede in maniera necessariamente negativa un passaggio a privati. «Dipende ovviamente dal tipo di gestione, ma potrebbe non essere una brutta soluzione, se non vi sono alternative né le risorse per mantenerlo nella forma attuale». Lo storico fa anche qualche esempio di gestione virtuosa: «Nel veronese, nella zona del Soave, e allargandosi sino al castello di Marostica, nel vicentino, ci sono castelli medievali che ospitano ristoranti e strutture ricettive. Però ben inserite nel contesto, unite a proposte culturali rispettose del valore storico di questi luoghi», racconta. Se a Rossena si arrivasse a una soluzione simile «potrebbe non essere un male, perché così il castello rimarrebbe comunque aperto e fruibile», aggiunge Golinelli. Il docente era nei giorni scorsi a Carpineti, per l’inaugurazione di una mostra dedicata a Matilde curata da Clementina Santi. Un lavoro pensato come preparatorio al 2015, e agli eventi previsti per il 900esimo anniversario dalla morte della contessa.

Una ricorrenza che non entusiasma Golinelli: «Come in Alice nelle Meraviglie si festeggia il non-compleanno, sono contento che a Carpineti si apra una mostra per un non-anniversario. L’importante è la qualità del lavoro, e in questo caso è molto alta, non muoversi solo e necessariamente per le ricorrenze», ha detto lo storico parlando della mostra e allargando il discorso ad un 2015 che si annuncia comunque zeppo di iniziative, e quindi di visitatori nelle zone matildiche. E in cui Rossena, con un destino oggi incerto, sarà chiamata a un ruolo attivo.

Adriano Arati

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