Perizia psichiatrica per l’uxoricida
Scandiano: i test su Manzotti, chiesti alla luce dei documenti presentati dalla difesa, saranno eseguiti da domani a Cracovia
SCANDIANO. Inizierà domani la perizia psichiatrica che dovrà chiarire se il 46enne Fermo Manzotti era o meno capace d’intendere e di volere quando il 18 giugno scorso ha ucciso – nei pressi di Chmielowie, nel sud della Polonia – la moglie 32enne Teresa Misa davanti agli occhi del figlio di 4 anni.
L’accertamento specialistico è stato richiesto dalla procura polacca alla luce della documentazione medica depositata dall’avvocato difensore Noris Bucchi tramite il legale domiciliatario. Già in luglio i primi test avevano descritto l’omicida come affetto da schizofrenia, comunque la malattia mentale emergerebbe anche dai documenti (di tre anni fa) reperiti dall’avvocato Bucchi e che hanno instradato il difensore verso l’infermità mentale al momento dell’assassinio. «La perizia psichiatrica è un passaggio importante che ci aspettavamo in vista del processo – commenta l’avvocato difensore – comunque da quello che ho potuto accertare attraverso la documentazione medica reperita, posso dire che Manzotti è una persona malata che ha bisogno di aiuto e ne aveva bisogno già prima di questa tragedia».
Una malattia mentale a cui i familiari della vittima non credono, a partire da Aldona Misa che parla invece esplicitamente di omicidio premeditato: «Fermo Manzotti pazzo? Macché, è lucidissimo. Ha ucciso mia sorella preparando tutto almeno una settimana prima, quando ha comprato un coltello adatto. Lui aveva cominciato ad avvelenarla poco a poco. Poi la minacciava, come può testimoniare anche la figlia grande. Una settimana prima del delitto – conclude – aveva comprato un coltello molto affilato, adatto per quello che voleva fare e che aveva minacciato di fare in passato. Lui aveva paura di essere lasciato da mia sorella e le diceva: se lo fai, ti taglio la gola. La difesa di Fermo punta sull'infermità mentale? Macché infermità. E' mentalmente sano e lucido. Se fosse stato malato, non avrebbe organizzato tutto prima ».
Comunque sia, la perizia psichiatrica richiederà quattro settimane di tempo e verrà effettuata a Cracovia.
Inoltre anche a distanza di due mesi e mezzo dall’omicidio, sono praticamente nulli i contatti diretti fra il 46enne in carcere e i suoi familiari: sinora solo il legale polacco ha parlato con Manzotti e relaziona a sua volta il collega in Italia di quanto sta accadendo all’artigiano di Arceto ed è poi Bucchi ad informare di tutto la famiglia. Secondo la legge polacca - che prevede tre gradi di giudizio - Manzotti rischia da un minimo di 12 anni fino all'ergastolo per l'accusa di omicidio volontario aggravato dall'estrema crudeltà. La coppia si era conosciuta 11 anni fa: lei faceva la barista a Sabbio e lui l'artigiano nel settore del montaggio di serramenti e infissi. Teresa si era poi presa cura, come badante, del padre di Fermo. Il delitto è avvenuto in Polonia: quel giorno lui accompagna in auto al lavoro la moglie e con loro c’è anche il figlio di 4 anni: nasce una discussione e per gli inquirenti il marito colpisce la moglie con un coltello, arrivando quasi a decapitarla. Una ferocia inaudita.
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