Alla ricerca di spazio per il nuovo palasport
Entra nel vivo l’ampliamento del Bigi, impianto gioiello negli anni Sessanta Oggi la battaglia è “farsi largo” fra strade strette, palazzi e capolavori d’arte

REGGIO EMILIA. Venti settembre 1965, poi due iniziali. Una iscrizione, una epigrafe, come quelle che si trovano scolpite al museo sui marmi romani. Solo che questa iscrizione, com’è evidente, risale a “solo” cinquant’anni fa. Pochissimi sanno dove si trovi, a mostrarla è il gestore del palasport, Claudio Sarti, che l’ha scovata fra il primo e il secondo gradino del vecchio impianto sportivo, nella tribunetta piccola sul lato che si affaccia su via Guasco. Venti settembre 1965: è la data rimasta sul cemento, tracciata dal muratore che effettuò la colata.
La spiegazione dei problemi del palasport sta tutta in questa data: 1965. Cinquant’anni fa quello che oggi è il PalaBigi era un impianto sportivo all’avanguardia a livello nazionale, costruito con una capienza e accorgimenti tecnici che andavano ben oltre gli standard dell’epoca. Un gioiello insomma, che con i suoi 3.500 e passa posti a sedere poteva ospitare qualsiasi manifestazione sportiva. La pallavolo, all’epoca, era ai vertici e a Reggio venivano a giocare anche le più importanti squadre italiane di basket, molte delle quali alle prese con seri problemi di impianti.
Cinquant’anni dopo, il quadro è diverso. Il PalaBigi non è più all’altezza e, collocato in un centro storico, rappresenta una situazione anomala rispetto agli impianti sportivi più moderni che hanno scelto le periferie. Recentissimo è l’accordo fra sindaco Luca Vecchi e patron della Pallacanestro Reggiana, Stefano Landi, per un percorso condiviso che porti all’ampliamento e ammodernamento della struttura, rinunciando alla costruzione di un nuovo palasport da collocarsi altrove. Un percorso che prevede una serie di contropartite in termini immobiliari. L’allargamento del palasport porta con sé una serie di seri problemi e più di un risvolto positivo. Bastano quattro passi dentro e fuori il PalaBigi per scoprirli.
AMPLIAMENTO. Via Guasco è stretta, in un tratto strettissima. Qualsiasi allargamento del palasport deve essere calcolato al centimetro, considerando anche che lo spazio è ricavato fra tre edifici storici: la Basilica della Ghiara, il convento dei Servi (cioé il vecchio Opg) e il chiostro della Ghiara che oggi ospita l’ostello della gioventù. Tre lati su quattro devono fare i conti anche con alberi di grosso fusto.
I LAVORI INTERNI. Guardando il PalaBigi dall’interno viene spontaneo pensare che la strada più semplice sia agire sulla tribuna più piccola, per alzarla e renderla uguale a quella più alta. Si ricaverebbe più di un migliaio di posti. Invece le cose non stanno così. Perché negli anni ’60 il Bigi venne dotato di accorgimenti antisismici per quei tempi avveniristici, con il tetto appoggiato su piloni in grado di ondeggiare per centimetri senza far crollare tutta la struttura. Modificare questo assetto significa dover ricostruire completamente la copertura; in pratica significa rifare tutto con un costo che andrebbe a sfiorare quello di un palasport nuovo di pacca. La strada più semplice quindi è la creazione di nuovi posti sui lati di via Guasco e via dei Servi (dietro ai canestri) dove adesso si trovano due balconate, utilizzabili solo in minima parte, e le tribunette retrattili in legno. L’allargamento permetterebbe al Bigi di arrivare a superare i cinquemila posti a sedere, rientrando nei parametri degli impianti di ottimo livello. Massiccio dovrebbe essere anche il lavoro per le strutture di contorno, come l’area per l’hospitality, ma in generale tutta la struttura ha bisogno di una “rinfrescata” presentando in maniera evidente i segni del tempo.
I PALAZZI VICINI. Una delle contropartite nei confronti della Pallacanestro Reggiana è la cessione della Palazzina Onmi, quella che si affaccia su viale Timavo e che appare in condizioni piuttosto precarie. La partita si gioca anche sul valore da attribuire a questo edificio che oggi ospita uffici comunali e un asilo nido, l’Otello Sarzi, per il quale, ovviamente, andrebbe trovata un’altra collocazione.
Il patron Landi ha esplicitamente citato anche la disponibilità dell’Opg, oggi proprietà della Provincia, sul quale gravano numerosi vincoli e che oggi giace in stato di abbandono. La strada da percorrere in altre parole è tutt’altro che semplice.
I PARCHEGGI. Già oggi trovare un posto per la macchina in via Guasco o nei controviali è difficile, impossibile pensare che al futuro palasport ci si possa avvicinare troppo con l’auto. Anzi, un eventuale ampliamento sul lato piccolo di via Guasco potrebbe portare alla scomparsa anche di quei pochi posti che oggi ci sono. La soluzione quindi è da immaginare nell’utilizzo degli attuali parcheggi scambiatori (che, alla fine, non sono poi lontanissimi) magari ipotizzando un servizio di navette. Per il pubblico di casa, potrebbe essere l’occasione per una passeggiata serale in centro.
IL CENTRO STORICO. Proprio questo potrebbe essere il lato più positivo dell’operazione, la creazione di un nuovo impianto che convogli in centro un numero maggiore di persone che, prima o dopo la partita, avrebbero la possibilità di popolare i locali della zona. Ovvio che tutto questo, per diventare realtà, ha bisogno di un accordo anche con le associazioni di categoria e direttamente con gli operatori commerciali della zona, per evitare che usciti dal palasport non ci si imbatta in un deserto di luci spente.
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