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Centrodestra, ipotesi Samorì candidato alle regionali di novembre

Centrodestra, ipotesi Samorì candidato alle regionali di novembre

Potrebbe guidare una coalizione con Lega e “cespugli”, ma Forza Italia teme il tracollo

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REGGIO EMILIA. Centrodestra emiliano-romagnolo alle prese con il rebus del voto di novembre: ordine sparso o coalizione? Il tema è quello delle «alleanze variabili», visto il quadro nazionale e i mutati equilibri degli ultimi mesi, con la Lega Nord in spolvero. Ovviamente, rispetto alle regionali di cinque anni fa il quadro è profondamente mutato e c’è chi ha già messo nel conto un dimezzamento secco della rappresentanza di centrodestra in consiglio regionale: cinque eletti contro i dieci dell’ultima tornata (equamente divisi tra Forza Italia e Alleanza Nazionale sotto l’ombrello e il simbolo del Pdl) è ipotesi realistica.

Proprio nella “tana del nemico”, ovvero alla festa dell’Unità di Bologna, l’altro giorno, Giovanni Toti e Maurizio Lupi hanno incontrato alcuni rappresentanti del centrodestra locale, tra cui il consigliere regionale reggiano Fabio Filippi. L’ipotesi di una larga coalizione (Forza Italia, Lega, Ncd e Fratelli d’Italia) potrebbe aprire le porte di via Aldo Moro a un alfaniano, in virtù dell’attribuzione (nuova legge elettorale) dei seggi con i resti e per coalizione. Su questa ipotesi, spunta un «gossip politico» che sta agitando più d’uno: la possibile candidatura, come aspirante governatore, dell’avvocato e banchiere modenese Giampiero Samorì, che alle ultime politiche aveva fondato il suo mono-partito (Mir, Moderati In Rivoluzione) e si era candidato a sostegno di Berlusconi, racimolando un misero 0,24 per cento alla Camera e lo 0,22 per cento al Senato. Missione suicida, contro un centrosinistra già sicuro della vittoria?

Qualcuno fa notare che Samorì, in quanto candidato governatore perdente di coalizione (ammesso che il centrodestra unito preceda il M5S) entrerebbe di diritto in consiglio regionale, e da lì potrebbe aspirare al “boccone grosso”: un posto nel Senato post-riforma, l’unico riservato alla minoranza contro i due scranni previsti per la maggioranza. In realtà, l’ipotesi di un centrodestra riunificato sembra presentare alcune incognite consistenti. La prima riguarda la Lega Nord, tentata dalla corsa solitaria.

La seconda, l’ostracismo di una buona fetta di Forza Italia, che non vuole lasciare neppure un seggio agli amici-nemici del Ncd. Se FI corresse da sola, la prima forza d’opposizione risulterebbe essere il Movimento 5 Stelle, che secondo i “rumors” politici potrebbe sperare in otto seggi - di cui uno a quoziente pieno a Reggio Emilia - se si attestasse attorno al 20 per cento.

Nel caso di frammentazione del centrodestra, la lista di Forza Italia potrebbe schierare il coordinatore regionale Elio Massimo Palmizio come candidato governatore. In quel caso Filippi, che aspira ad una quarta candidatura (niente limite dei mandati in FI) punterebbe al ruolo di capolista e giocherebbe la sua partita.

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