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«Il paesaggio è la vera fabbrica»

«Il paesaggio è la vera fabbrica»

Il presidente del parco tosco-emiliano sull’adesione alle aree Mab dell’Unesco

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LIGONCHIO. «Per il turismo può rappresentare un elemento molto importante, chiaramente sul medio- lungo periodo: la possibilità di essere più conosciuti a livello internazionale». Così il presidente del Parco nazionale, Fausto Giovanelli, commenta l’adesione ormai ratificata di ben 38 Comuni alla candidatura dell’Appennino alle aree Man and Biosphere (Mab) dell’Unesco. Un’area ben più vasta del crinale, anche per essere più in linea con le direttive del programma. «I 38 Comuni, appartenenti a 5 province e 2 Regioni, hanno deliberato il sostegno alla candidatura dell’Appennino tosco-emiliano. Termina così la prima fase del percorso verso l’ambito riconoscimento». Per il versante reggiano i Comuni sono Baiso, Busana, Canossa, Carpineti, Casina, Castelnovo Monti, Collagna, Ligonchio, Ramiseto, Toano, Vetto, Vezzano, Villa Minozzo, mentre altri sono nelle province di Parma, Modena, Massa e Lucca. La candidatura definisce così un’area abitata da più di 100mila persone, di circa 223mila ettari. Il centro  geografico e ambientale (definito “core”) dell'area candidata Mab è il crinale dell’Appennino tosco-emiliano, tra il passo della Cisa e quello delle Forbici, ovvero il tratto in cui sul crinale corre il confine geografico e climatico tra Europa e Mediterraneo. Il parco nazionale copre "solo" 26mila ettari. «L’Appennino che si candida all’Unesco – spiega Giovanelli – fa centro sul crinale e sulla sua eccellente bio-diversità, sulla sua qualità dell’aria e del paesaggio, sul suo buon vivere. Si presenta come un’area rurale di qualità che, passata la sbornia del fordismo nel lavoro e nella cultura, vede nel proprio territorio, grande e diverso, la vera fabbrica». La sezione Mab dell’Unesco è stata avviata negli anni ’70 per migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità. Il programma ha portato al riconoscimento, da parte dell’Unesco, di aree che gli stati membri s’impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, nel pieno coinvolgimento delle comunità locali. Scopo della proclamazione delle riserve è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l'educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale. (l.t.)

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