Gazzetta di Reggio

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Lulù salvata dal macello ora fa lezione con i disabili

Elisa Pederzoli
Lulù salvata dal macello ora fa lezione con i disabili

Con Luisa e Desi è una delle cavalle specializzate in riabilitazione equestre. L’istruttrice: «Sono pazienti e attente e le persone imparano tanto da loro»

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REGGIO EMILIA. Lulù è un incrocio di avelignese: una “signora” ormai di 25 anni, circa. Era destinata al macello, invece per lei qualcuno ha scelto un destino diverso: l’ha salvata da quella fine già segnata e l’ha fatta entrate in un maneggio. Lei ha saputo ricambiare a tanta fiducia: oggi è la prediletta per le attività con le persone disabili, sia fisiche che psichiche. Come Desi, una bardigiana molto docile: si lascia fare praticamente di tutto, senza mai imbizzarrirsi. Mentre di Luisa, una cavalla polacca di 13 anni istruita per una disciplina equestre di grande fascino come il volteggio, hanno scoperto un’innata pazienza, quando intorno a lei saltellare sono bambini alti appena la metà delle sue zampe affusolate. Sono loro le “maestre” dell’attività di riabilitazione equestre – qualcuno la chiama anche ippoterapia – che si svolge quotidianamente al maneggio “Il tralcio” di Sabbione.

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A guidarle c’è una giovane istruttrice con grandi prospettive: la 23enne di Rubiera Beatrice Rossi. Innamorata dei cavalli sin da quando era bambina, esperta di volteggio, Beatrice a poco a poco ha scoperto un’altra vocazione, capace di unire la sua passione per questi bellissimi animali e i suoi studi in Psicologia: quella per la riabilitazione equestre. Dopo la laurea, infatti, la sua intenzione è quella di seguire proprio un master specifico.

«Con le persone con disabilità si cerca di far arrivare il valore relazione – spiega Beatrice – Chiaramente, il cavallo non è uno strumento, ma è un animale vivo. C’è da considerare il rapporto e la relazione con lui quando si svolgono attività insieme. Il cavallo non parlando come noi, ma avendo comunque un suo linguaggio del corpo, necessita di un nostro adeguamento. E per i ragazzi affetti da autismo, ad esempio, questo rappresenta un input in più per mettersi in relazione, con l’animale ma anche con l’educatore. Non sempre questo passaggio è facile, però con il tempo i risultati si vedono. Ed è sempre la parte più soddisfacente: nei primi incontri vedi la chiusura completa, poi andando avanti l’utente si scioglie. E il muro inizia ad abbassarsi».

E il cavallo, come reagisce di fronte a una persona con disabilità? «Il cavallo lo sente, quando si trova di fronte a una persona con delle difficoltà. Ma in generale anche quando ha di fronte un bambino è diverso. Lulù, per esempio, è fantastica: gli adulti li fa faticare, ma con i bambini e i disabili è un assoluto pezzo di pane. Questi animali hanno una pazienza, una disponibilità in più». Poi aggiunge: «Va detto che ci sono cavalli e cavalli: come le persone, ognuno ha il proprio carattere.

Alcuni per indole sono idonei, predisposti, ad altri invece semplicemente non piace fare certe cose». Sta all’intuizione, e all’esperienza, dell’educatore saper scegliere l’animale più idoneo a svolgere attività tanto delicate e così potenzialmente fruttuose. «A seconda del tipo di problema, con il cavallo si svolgono attività che possono andare dalla semplice cura dell’animale stesso a qualcosa di più elaborato, come fare alcuni giochi» spiega Beatrice. La cosa più bella, però, è vedere l’entusiasmo delle persone: «Un signore anziano, disabile psichico che viene da noi, ci racconta che la notte prima della lezioni, se lo sogna il cavallo tanta è la felicità che gli dà».

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