Iren verso nuove fusioni via libera alla superUtility
I sindaci di Reggio, Genova e Modena appoggiano il piano promosso dal governo La società diventerà una realtà di riferimento del nord. De Sanctis resta in sella
REGGIO EMILIA. Il mondo delle multiutility è troppo frammentato e serve un movimento di aggregazione per innescare economie di scala ed evitare sprechi nelle controllate. Una strategia promossa prima dal governo Letta e ora dal governo Renzi, che puntano a creare dei poli di attrazione nel settore dell’energia e dei servizi. Uno dei centri focali del piano sarà Iren, destinata ad acquisire multiutility più piccole per centralizzare la catena di comando dell’industria di settore. La bussola di Iren punta quindi sulle aggregazioni con altri operatori, e l'ipotesi di una multiutility del nord, dopo l'accelerazione impressa dagli indirizzi del governo, torna a farsi più concreta. Ad affermarlo sono stati ieri - per la prima volta in via congiunta e ufficiale - i sindaci di Reggio Emilia Luca Vecchi, di Genova Marco Doria e di Torino Piero Fassino, membri del patto di sindacato di Iren che si sono riuniti per valutare l'andamento della società. In realtà, però, al di là dei numeri, i tre soci di maggioranza relativa hanno dato avvio al processo di aggregazione, confermando in qualità di ad Nicola De Sanctis, dato in uscita visti i risultati opachi segnati nel 2014. «Mettere in campo players di valore nazionale nel settore delle multiutilities e delle società partecipate è un obiettivo strategico in cui Iren crede e che persegue non da oggi» hanno detto i tre sindaci. Ma se per il governo si tratta di un piano di politica economica, per i comuni soci si tratta di una partita che rischia di annacquare le loro partecipazioni e allontanare le realtà territoriali rispetto alle strategie dei vertici. Iren, infatti, è l’ultima grande cassaforte che assicura dividendi agli enti locali. Sulla società, però, pesano debiti per 2,24 miliardi di euro e utili in forte riduzione. Fare i cani da guardia a una multinazionale del nord Italia potrebbe diventare azione ancora più complessa rispetto a quanto non lo sia già ora.
La strada, però, sembra ormai imboccata. In Italia ci sono 4 grandi aziende di settore che sono Hera, A2A, Iren e Acea, dopo queste ce ne sono altre 4 medio piccole e altre piccolissime che creano una frammentazione considerata eccessiva. Le 4 grandi aziende del settore dovrebbero mettere mano al portafogli, comprare le realtà più marginali e diventare punto di riferimento a livello nazionale. Gli indirizzi annunciati dal governo in questa direzione «sono dunque non solo condivisi da Iren - avvertono i tre sindaci - ma sollecitano la società a rafforzare ulteriormente le sue strategie di espansione territoriale e di aggregazione con altri operatori». Peraltro, concludono i sindaci, «i positivi risultati del primo semestre 2014 confermano le potenzialità della società e, in questo contesto, Iren assumerà le decisioni operative e organizzative conseguenti».
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