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«La Provincia non dà risposte chiare sulle regole di caccia»

«La Provincia non dà risposte chiare sulle regole di caccia»

Gli ambientalisti: solo burocrazia su giorni e orari consentiti richiami vivi, proiettili e Atc. Oasi non delimitate da cartelli

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VETTO. «La Provincia non è assolutamente chiara nel rispondere a questioni, anche importanti, sollevate sulla caccia». La critica arriva da Legambiente Val d'Enza per voce della presidente Clizia Ferrarini, Amici della Terra (Rossella Ognibene) e Wwf Reggio (Gioacchino Pedrazzoli). «Non dovremmo più stupirci – spiegano i tre in una nota congiunta – delle risposte burocratesi della Provincia relative alla caccia. Ci siamo sforzati di fare proposte e domande chiare e semplici, numerate, sperando di avere risposte brevi e semplici, un sì o un no, ma l'illusione è crollata con l'arrivo della risposta a firma doppia di Andrea Gualerzi e Alfredo Gennari».

Erano diversi i punti sui quali le associazioni chiedevano chiarimenti. Uno era l’utilizzo dei richiami vivi. «Si tratta, per chi non lo sapesse – spiega la nota – di uccellini intrappolati che cercano disperatamente l'aiuto dei loro simili, pratica deprecata anche dall'Unione Europea. Chiediamo quanti richiami vivi ci sono nella nostra provincia, il loro elenco e se la Provincia si attiverà per vietare questa pratica. Ma ci si risponde che “la normativa non prevede che i singoli detentori comunichino alla Provincia in modo continuativo i capi in loro possesso”. Ciò vuol dire che in modo saltuario i cacciatori comunicheranno qualcosa relativo agli uccellini in loro possesso? Allora perché non ci forniscono almeno questi dati? Oppure la Provincia non ha questi dati? Di fatto a Reggio Emilia potrebbero esserci 2 richiami vivi o magari 2 milioni. Un altro punto riguardava il fatto che gli enti locali fanno deroghe alla normativa nazionale relative agli orari, ai giorni di caccia, che spesso ampliano la possibilità dei cacciatori. La risposta è stata che la Provincia “si attiene alla normativa vigente nazionale e quella regionale come previsto dalle attribuzioni di competenza”. Peccato che la normativa non obblighi la Province a fare deroghe, dà la possibilità. C'è una bella differenza tra poter fare e dover fare».

«Abbiamo anche chiesto alla Provincia di vietare i nocivi proiettili contenenti piombo, e la risposta è stata che “la Provincia ha avviato da diversi anni un percorso progressivo di superamento”. Parafrasando la risposta è no; aspettiamo anni, intanto questi proiettili nocivi continuano ad essere usati. Su oasi e Sic c’è una buona notizia: le oasi attuali rimarranno, per ora; peccato però che non ci rispondano sulla necessità di perimetrarle. Aspetto fondamentale perché, se non si mettono i cartelli, di fatto i cittadini non sanno di trovarsi in oasi e non adottano il comportamento adeguato. Per i piani di controllo abbiamo chiesto che venissero definiti dei mesi in cui non ci fosse nessuna attività venatoria che sia caccia, prelievo, selezione o attività che prevedano sparo e cattura di animali. Gli animali necessitano di un periodo di quiete, per evitare loro inutili stress. La Provincia ci risponde citando solo i piani di controllo. Infine la trasparenza negli atti degli Atc: segnaliamo da tempo che gli Atc non ci forniscono i documenti e la Provincia non fa niente. Anzi ci scrive che “gli Atc sono soggetti di diritto privato che svolgono funzione pubblica, nei limiti delle attività che rientrano in quest'ultima sono soggetti ai medesimi obblighi delle Pubbliche Amministrazioni; in ogni caso ogni soggetto è tenuto a rispondere per la propria competenza e responsabilità, non potendo la Provincia legittimamente esercitare attività che esulano dalle proprio competenze”. Quindi la Provincia non verifica ciò che gli Atc fanno? Se un cittadino o associazione segnala alla Provincia una presunta violazione di legge, la Provincia se ne frega e non verifica?»

Luca Tondelli

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