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quattro castella, i gestori del ristorante

«Rossena come il Bianello E’ una buona soluzione»

«Rossena come il Bianello E’ una buona soluzione»

QUATTRO CASTELLA. «In un contesto come il Bianello il cibo è importante, certo, ma il discorso non si esaurisce qui. Bisogna essere consapevoli di lavorare in un luogo speciale». Gabriele Grasselli,...

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QUATTRO CASTELLA. «In un contesto come il Bianello il cibo è importante, certo, ma il discorso non si esaurisce qui. Bisogna essere consapevoli di lavorare in un luogo speciale». Gabriele Grasselli, da un mese impegnato nel ristorante del castello di Bianello, di esperienza nel settore ne ha parecchia. Per 14 anni ha lavorato al castello di Sarzano, sopra Casina. La gestione di strutture ricettive in luoghi simili è un tema caldo nel Reggiano, dopo l’annuncio della messa in vendita del castello di Rossena e il valzer di opinioni e ipotesi per il futuro della rocca canusina, fra affitti, vendite e possibili utilizzi. Un esempio positivo si trova al Bianello, comprato dal Comune di Quattro Castella 12 anni fa. Un’operazione che oggi, fra congiuntura economica e risorse limitatissime per gli enti locali, sarebbe impossibile. Da questa estate il Bianello è stato affidato alla Ati (associazione temporanea di impresa) che ha vinto il bando comunale, composta da Grasselli, da Romano Bussi del ristorante La Cueva di Canossa e da IdeaNatura, che da anni opera nel settore storico-ambientale al castello delle Carpinete, alla Pieve di San Vitale e in Val d’Enza. I numeri sono positivi, finora, e a breve inizieranno le proposte escursionistiche e culturali a completare il pacchetto. Si lavora sempre consapevoli «di non essere in un ristorante lungo la via Emilia, questo è chiaro. Prima di tutto, e lo dico da cuoco, il cibo esiste già, in un luogo come Bianello, o come era Sarzano; conta l’atmosfera, il contesto, come si accolgono le persone», spiega Grasselli. «La clientela è varia, dal turista alla coppia che vuole una cena romantica in un posto speciale, a chi vuole portare un’ospite in un luogo caratteristico. L’importante è puntare sulla qualità, sui prodotti validi del nostro territorio». Ma senza limitarsi alla cucina. «Arrivano persone da fuori che vogliono conoscere la storia del castello. Ci sono tanti stranieri e bisogna essere pronti ad accoglierli, con menù plurilingue». Romano Bussi: «E’ ovvio che ci siano difficoltà e complessità diverse rispetto ad un normale locale, anche solo per la collocazione geografica. Però è uno stimolo, bisogna essere consapevoli di dove ci si trova». L’Ati del Bianello per ora funziona bene e, secondo Bussi, «potrebbe essere una buona soluzione anche per Rossena, per garantire l’apertura e la fruibilità a tutti». Visti i vincoli giustamente presenti e la complessità burocratica italiana, altrettanto cruciale è il ruolo dell’amministrazione pubblica. «A Quattro Castella da questo punto di vista c’è molta sensibilità. Credono tanto nel turismo e ci lavorano, è indubitabile. Anche perché ci sono tanti problemi burocratici, se l’amministrazione lavora con chi gestisce, tutto diventa più semplice». Qui, conclude Bussi, «ci si è resi conto prima che il turismo può diventare la principale azienda del territorio. Prima c’era lavoro per tutti e forse ci si accontentava; con la crisi attuale, invece, bisogna pensare ad altre strade, e il turismo credo sia la principale».

Adriano Arati

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