Buskers, la benedizione da Ferrara
Bottoni, papà del festival più importante del mondo: «Così si crea aggregazione»
REGGIO EMILIA. «Cosa puoi portare in un centro storico per renderlo vivo? Di certo non una corsa di cavalli. O una partita di calcio. Con gli artisti di strada c’è un ritorno di turismo e cultura». Non è un appassionato di tecnologia, e quindi non ama molto l’idea di una sorta di database online dal quale poter prenotare le esibizioni. Ma ad iniziative che incentivino la presenza di buskers non può che essere favorevole. E così alla mozione depositata dal giovane consigliere Pd, Dario De Lucia, per facilitare le perfomance degli artisti di strada, arriva direttamente da Ferrara una sorta “benedizione” da Stefano Bottoni. È lui il papà del Ferrara Buskers Festival, la più grande manifestazione al mondo dedicata all’arte di strada, che solo pochi giorni fa ha chiuso la sua 27esima edizione. «Chiedere a me cosa penso dei buskers è come chiedere ad un direttore d’orchestra cosa pensa dei suoi musicisti – racconta – Alcuni anni fa gli artisti di strada erano considerati poco più che barboni e ubriaconi, le leggi vietavano le esibizioni. Adesso tutto è cambiato: 27 anni fa ci abbiamo creduto e adesso siamo i più importanti al mondo». Una rassegna con numeri da capogiro – 800mila spettatori, oltre mille artisti in rappresentanza di 35-40 nazioni e un sito internet con oltre 20milioni di contatti – in una cornice che Bottoni non esita a definire «un palcoscenico»: «L’isola pedonale più grande d’Italia, circa 200mila metri quadri, dove l’intuizione è stata quella di invitare tutti i buskers a corte».
Ed è stata proprio questa la ricetta per lanciare ulteriormente un centro storico – quello di Ferrara – in parte già vivo e ricco di iniziative, sebbene alle prese con i problemi che vivono tutti i centri d’Italia. «Nell’87 Lucio Dalla veniva nella mia officina – ricorda Bottoni – non c’era un “uso pubblico” dell’arte di strada. E non c’era una città che li richiamasse tutti. Ad Amsterdam, Barcellona e in alcune città degli Usa c’erano luoghi dove poter suonare senza essere disturbati. Ferrara ha avuto l’idea di fare un festival, copiando una filosofia. Con Dalla venivamo presi in giro. Ma il “giochino” è stato indovinato». Turismo e cultura. Con ripercussioni positive nel commercio. Sono i benefici più immediati del festival, secondo il suo ideatore, cui si aggiunge una dimensione di socialità che trasforma ogni esibizione in magia «Il turismo è il primo aspetto - spiega - i visitatori vengono, magari di sera. Poi decidono di tornare per vedere quei monumenti chiusi in orario serale. Quando tornano a casa, però, sono già incuriositi. Hanno ascoltato un musicista arrivato, che so, dalla Mongolia. E cominciano a fare ricerche. Ed è bellissimo vedere i bimbi che quando tornano a casa, di solito, vogliono imparare a suonare uno strumento. Con i musicisti di strada si crea sempre aggregazione». Una dimostrazione, anche nell’ultima edizione, dove la rassegna è stata invitata dal ministro alla Cultura, Dario Franceschini, a L’Aquila, alle prese con la difficile ricostruzione. «Con l’associazione del Buskers Festival, senza nulla togliere alle altre, questa edizione l’ho sentita particolarmente. Non ero molto convinto dell’operazione L’Aquila: è un luogo drammatico, senza attività commerciali, dove era difficile portare pubblico. Ma i musicisti hanno accettato con entusiasmo e il pubblico si è fatto trovare in una dimensione straordinaria: migliaia di persone. Ed è stato emozionante sentire due ventenni di 18-20 farci i complimenti e dirci: “Grazie a i buskers L'Aquila è tornata una città normale”». (e.spa.)
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